Così si presenta l’Io-lirico femminile che, adottando il genere letterario dell’enigma, chiede e – a sua volta – risponde alla domanda: Chi sono io che parlo? Al netto delle definizioni che Ella dà di sé, al fine di farci comprendere la sua essenza senza svelare la sua identità, gli studiosi individuano una sconosciuta divinità che riassume la parte femminile di Dio; è stata descritta anche come un eone divino che personifica la voce della madre Barbelo, un’emanazione autonoma che dà probabilmente espressione a quel Sommo Verbo di cui si parla nel Vangelo di Giovanni. Altre fonti si sono, invece, spinte a considerare il componimento una rielaborazione in chiave gnostica di un antichissimo inno a Iside, sostituita qui da Sophia. All’interno del testo, dopo le auto-proclamazioni, si individuano le esortazioni e i moniti verso coloro che da sempre La cercano, ai quali Tuono è stata inviata (non di sua volontà). E agli occhi dei quali vuole legittimarsi elencando i suoi titoli e le sue qualità - paradossali -, allo scopo di svegliarli e invitarli a uscire dal sonno delle passioni e dall’ignoranza della divinità, per trovare riposo e riscatto in Lei. 
Così, dopo il breve preambolo, si spalanca il fluire delle contraddizioni:

(…) Perché Io sono la prima e l’ultima.
Io sono l'onorata e la disprezzata.
Io sono la prostituta e la santa.
Io sono la sposa e la vergine.
Io sono la madre e la figlia.
Io sono le membra di mia madre.
Io sono la sterile
E molti sono i miei figli. (…)
Io sono la vergogna e l’impudenza.
Io sono la svergognata; Io sono colei che si vergogna.
Io sono la forza e la paura.
Io sono la guerra e la pace. (…) 

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