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In definitiva Maria non vive la sua vita, perché è a disposizione delle esigenze lavorative 24 ore su 24. Maria è convinta che il suo datore di lavoro non possa cambiare atteggiamento e per questo non ha intenzione di dirgli cosa prova. Inoltre, lui la osanna per il fatto che lei è sempre a disposizione e lei non vuole perdere l’immagine che lui ha di lei. Peccato che, per mantenere questa visione, debba mostrare una disponibilità che non ha, e questo è molto dispendioso dal punto di vista della sua pazienza. Così, alla fine, non le rimane che sopportare quell’insofferenza che, giorno dopo giorno, aumenta. Quando incontra gli amici, si confida sfogandosi circa il suo disagio, spiegando come viene trattata male al lavoro e non rispettata nel suo tempo libero. Nel suo tentativo di liberarsi della tensione che ha accumulato, definisce il suo datore di lavoro come uno stalker, un rompiscatole, uno schiavista e un opportunista. Inoltre, lei afferma che dovrebbe essere lui a comprendere che «non si possono chiamare i dipendenti a ogni ora!».
Passano anni senza che Maria mostri il suo disappunto per salvare le apparenze, ma questo fa accumulare risentimento e ostilità. Per quanto Maria potrà sopportare questa situazione? E per quanto tempo il corpo potrà tollerare tutti quei sorsi di veleno che ingoia, ogni volta che accetta di fare ciò che non vuole?