IL NOSTRO CESARE 


Quanto detto da Guzzi presuppone un dato di fatto che conosciamo bene: c’è sempre un Cesare in noi pronto a dispiegare le sue truppe, monolitico nel suo desiderio di farsi reclutare in uno schieramento dentro cui nascondersi, alla ricerca continua di una trincea dietro la quale poter nutrire indisturbato il proprio giudizio. 
Guardiamolo in faccia questo nostro Cesare che freme per identificarsi in qualcosa, questa nostra parte impegnata in una ricerca così estenuante di rassicurazioni da essere disposta a rinchiudersi volontariamente dentro recinti tracciati da altri. È questo nostro Cesare a fare la fortuna delle ideologie, dei partiti politici, delle religioni istituzionalizzate, delle campagne pubblicitarie, delle mode, delle dittature, delle guerre così come delle rivoluzioni cosiddette popolari, nonché di tutte le situazioni in cui abdichiamo al nostro personale sguardo per consegnarci – come agnelli sacrificali – alle spire dell’inconsapevolezza, e quindi dell’emotività, della rabbia, dell’insensibilità. È un Cesare che si fa forte con i deboli, e debole con i forti: regna su un impero in cui l’integrazione e l’accoglienza delle ragioni dell’altro non sono contemplate, che aborre la via mediana e confonde la maturità con la forza, la resa nel perseguimento del bene sommo della pace con un atto di codardia. 
In verità, questo Cesare che si crede invincibile condottiero, è l’ultimo degli schiavi. È un infante che si lascia attrarre dalle sirene del potere – al pari di un giocattolo sfavillante –, e che ingurgita e si impossessa di ogni cosa per distogliere l’attenzione dalle fameliche ombre che lo muovono come fossero fili di un burattino. Al pari di uno specchio infranto, riproduce all’esterno ciò che si muove inconosciuto nella sua interiorità. 
Mentre Cittadino Compiuto è chi si muove in un Regno di suoi pari, chi accoglie ogni tentativo di invasione senza farsi dominare: integrando si smarca da ogni logica di contrapposizione, annullando sul nascere le sirene della polarizzazione costruisce la sua libertà; testimoniando le proprie ragioni e ponendo ascolto a quelle degli altri costruisce la pace. 

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