Solo che nel momento in cui queste naturali esigenze non vengono soddisfatte, si producono due reazioni opposte: il nichilismo e il nazionalismo. 
E infatti Guzzi spiega: «Si tratta di un nichilismo materialistico, che porta alla mercificazione universale, un nichilismo dataistico che riduce l’essere umano a “big data”, in informazioni a loro volta acquistabili e vendibili, e globalistico, cioè con un’idea di uomo senza identità. Un’idea che la libertà dell’uomo consista nel distruggere le differenze, le identità, le culture perché questo è il modo migliore per asservire l'uomo: togli all’uomo la forza della famiglia, della nazione, della propria storia, della propria religione, e cosa resta? Un pollo d’allevamento… Quello della polarizzazione», sentenzia il poeta, «è un progetto preciso». 
Da una parte c’è, pertanto, l’essere umano ridotto al nulla, al vuoto dei valori, dall’altra – e proprio come reazione – matura un approccio estremista e fondamentalista, come opposizione all’annientamento dell’identità spirituale e culturale imposto dall’alto, dove la finzione del “reality show” prende il posto della realtà. Così che da vittime ci si trasforma in spietati carnefici. 
Tuttavia – assicura – esiste una Terza Via, una via d’uscita capace di smascherare queste opposte tendenze che costituiscono le due facce della stessa medaglia. 
Guzzi rintraccia questa Terza Via nell’identità delle persone, in un’identità che sia riconosciuta e apprezzata, mentre nel nichilismo viene negata, e in una identità in divenire, mentre nel fondamentalismo è considerata statica: un’identità, quindi, come processo e non più come possesso. Un processo in continuo movimento perché frutto e figlio delle nostre aperture relazionali verso gli altri e il mondo; così come avviene per il neonato che sviluppa il suo io già quand’è nel grembo della madre, proseguendo tale crescita attraverso le relazioni. Dobbiamo sentirci “visti” da noi stessi e dagli altri, per poter a nostra volta “vedere” le altre persone.

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