PROCESSO ALL’IMPERO (DELL’IO)
Tutto questo suggerisce che non può esserci evoluzione senza relazione; e che l’essenza di tale messaggio è rinvenibile nel messaggio cristiano. Affondando infatti ancora di più la sua analisi, il filosofo spiega come questa Terza Via si sostanzi proprio nel messaggio evangelico: «L’autocoscienza dell’io si sviluppa relazionalmente e cresce relazionalmente, sempre questo paradigma è essenzialmente Cristico per me, perché questa è esattamente l’identità che il Cristo è venuto a rivelare come dato di cultura anche per chi non crede. Perché il Cristo ci dice che l’io lo devi diventare, tu non sei ancora te stesso, lo sei già ma non ancora, quindi c’è un processo che devi affrontare, un processo faticoso che è relazione».
Una relazione con l’interiorità e la storia, nostra e di chi ci sta accanto (il cosiddetto prossimo). Guzzi propone un’idea di nazione come realtà di natura al pari della famiglia, più comunità che società, dove non si diventa più italiano in opposizione a chi e a come sia un tedesco o un francese, bensì perché proprio interagendo con un tedesco o un francese si comprende meglio in cosa consista la propria italianità. Perché proprio relazionandosi con l’altro, diverso da noi, vediamo meglio i contorni di chi e cosa siamo.
Quando si parla di Paesi e di nazioni, costruire una identità relazionale che abbia potenza storico- politica si profila, quindi, come un immane compito rivoluzionario della politica; una parola – Rivoluzione – che andrebbe purificata di ogni violenza e demonizzazione dell’altro, al quale si attribuiscono etichette a priori.
Il filosofo, non a caso, continua: «che ognuno venga chiamato col nome che lui si dà, questa è non-violenza. La non-violenza è un cambiamento della mente, anche questo è un processo. Noi siamo violenti istintivamente, una parte di noi è violenta, ha bisogno di avere un nemico. Dobbiamo capire che la rivoluzione politica che auspichiamo, richiede una nuova educazione umana, una nuova pedagogia, spirituale per quanto laica, ma soprattutto spirituale affinché lavori sulla mente. Essere un io relazionale non è un processo naturale: se lo facciamo sul serio, è un lavoro immane».
La Rivoluzione presuppone quindi uno spirito di concretezza, esercitato con pazienta e prudenza; uno spirito che vada alla ricerca di ciò che ci unisce anziché di ciò che ci divide: «La polarizzazione è una iattura, una semplificazione che nasce sull’io bellico, la dimensione più immediata, perché la più banale e istintiva, che ti porta a reazioni aggressive e difensive, ma – oltre questo – invece c’è molto altro». Ed è appunto questo Altro che siamo chiamati a cercare.