Riunii me stesso intorno al disprezzo che sentivo per loro e la mia pelle ricominciò ad addensarsi intorno a esso e mi resi visibile ai loro occhi. Mi videro come nascente da una stella di morte. Colui a cui avevo infilzato le budella cadde a terra come morto. L’altro rimase in piedi con il coraggio di guardare l’abisso. Che impertinenza! Però i suoi occhi mi attraevano. Per un istante vidi in essi la luna, le stelle che prima avevo solo sognato, sentii l’odore delle rose e il suono di universi giammai creati. Il suo sguardo aprì porte verso mondi non battuti, varchi verso vite non vissute e sentieri non percorsi in universi paralleli. Mi trovai immerso in un mare di possibilità, ogni battito delle sue ciglia era un invito a esistenze alternative, ognuna con le sue promesse e i suoi inganni. Per un istante l'universo mi sussurrò di destini divergenti, esistenze alternative dove avrei potuto essere altro da me stesso. Ma, mentre osservavo, comprendevo la vanità di tali fantasie: stupide illusorie tentazioni, false promesse tessute di desideri irrealizzabili e utopie. E così, nel cuore di quel momento sospeso, scelsi di vedere quelle visioni per ciò che erano: menzogne seducenti, nient'altro che echi di una vita che non avrei mai potuto, né dovuto vivere. 
Alzando lo sguardo verso il cielo notturno, contemplai l'eterno cobalto. Con un sospiro che pareva portare con sé il peso di secoli, pronunciai la parola finale, un sigillo sul destino che frenò il loro avanzare. Una parola semplice che invece di gridare, sussurrai: 
"BASTA." 

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