Anche Grotowsky, un grande maestro di teatro, raccomandava ai suoi attori di essere accorti nel fare commenti durante il lavoro, ma anche nei momenti di pausa e dopo le prove: «... dovrebbe essere salvaguardato da osservazioni incidentali, indiscrezioni, indifferenza, commenti e scherzi vani. Il regno personale - sia spirituale che fisico - non deve essere " impantanato" dalla banalità, dalle meschinità della vita e dalla mancanza di tatto che usiamo sia verso noi stessi che verso gli altri...». (Jerzy Grotowsky Per un teatro povero pag. 299)

In teoria riuscire a trattenersi, sospendere il commento, rinunciare alla battuta, può sembrare facilmente attuabile. Questo è ciò che si pensa, basta volerlo, ma quando si deve passare alla pratica non è affatto così, e potremmo accorgerci di quanto si stia dormendo tra lenzuola fresche di scontato. Ogni cosa va verificata e la regola che decidiamo di seguire è proprio lo strumento che ci consente di svegliarci. Solo con il tempo, e grazie all’osservazione sperimentale di quanto siamo o non siamo capaci di fare, è possibile comprendere sempre meglio noi stessi. 

Ciò vale per qualsiasi attività, che non a caso definiamo disciplina, che sia artistica, sportiva, sociale, psicologica o spirituale. Senza regole non ci sono gioco, né relazione e nemmeno alcuna attività che si possa compiutamente realizzare. L’atleta, il danzatore, il musicista, l’attore, si allenano con puntualità, pazienza e costanza, con lo scopo di progredire, e solo cercando di rispettare certe regole saranno in grado di comprendere meglio il loro lavoro, oltre a conoscere e amministrare meglio sé stessi. Tutto grazie alla capacità di “stare sul pezzo”, cioè essere disciplinati, sapersi prefiggere un obiettivo e portarlo a termine. Decidiamo di smettere di fumare, di intraprendere una dieta, di alzarci prima al mattino per fare ginnastica, di frequentare quel corso tanto interessante. Tutte cose che ci farebbero bene e che magari iniziamo, ma che poi, per un motivo o per l’altro, interrompiamo dicendo che già abbiamo troppi impegni da rispettare, che abbiamo bisogno di respirare, come se l’impegno di farci del bene fosse un capestro. Eppure, si tratta di noi, ma ci trattiamo come l’ultima ruota del carro, in fondo alla lista delle priorità. Tuttavia, ciò non significa diventare i propri aguzzini imponendoci a forza comportamenti che dovrebbero piuttosto essere frutto di un rapporto con noi stessi ospitale e non giudicante. 

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