La reazione meccanica è uno scatto d’orgoglio, rimboccarsi le maniche e a testa bassa iniziare a scrivere per sentirsi a posto, poi si smette, si ricomincia, ma quanta fatica. Allora non sarebbe meglio fermarsi a prendere fiato e osservare tutto il giudizio, tutto il timore, e chiedersi cosa si vuole anziché cosa si deve? Forse, anzi è certo che il ricordo di quell’innamoramento iniziale aiuti a evocare una parte creativa di noi capace di permettere un’azione senza sforzo. E anche il ricordo di un valore, il nostro, stando nella difficoltà di rispettarlo prendendo questa come occasione per osservare le proprie resistenze, i propri limiti e comprenderli.
Poter capire profondamente gli scopi delle regole e le ragioni delle resistenze permette di stipulare ogni volta un nuovo patto con noi stessi. Se non si condivide una regola, forse è giusto non rispettarla, cercando però di individuare in noi i motivi profondi del disaccordo. Se invece si condivide, è bene perseguirla, accettando anche di non riuscirci e capirne il perché.
Forziamo a nostro vantaggio l’affermazione del filosofo George Bataille nel suo libro L’erotismo: «la trasgressione non è la negazione del divieto, bensì il suo superamento e il suo completamento». Con questo non vogliamo intendere un invito al disimpegno, ma al contrario attraverso l’infrazione l’opportunità di comprendere meglio fine e significato di una regola per non doverne avere più bisogno.
In un metodico lavoro personale insieme ad altre persone, ci sono alcune regole apparentemente banali, ma essenziali, che viene chiesto di osservare: la puntualità, il servizio e la costanza nella pratica, il saper tacere e il saper parlare. Regole valide anche nella quotidiana vita civile, ma stridenti con le abitudini ordinarie che meccanicamente trascinano nel ritardo, nella noncuranza, nell’incostanza e nel chiacchiericcio.