Ci chiediamo se uno di quei rivoli sia Jane.  Ma siamo anche convinti che attraversando la sofferenza possiamo trovare all’interno la risposta: potrebbe essere il caso della nostra mama? Gli occhi di Cristo, predatore meraviglioso, riconoscono la ferita di ciascun essere umano e se ne innamorano… Può qualcuno resistere a questo fuoco d’amore innamorato di lui? Basta forse incrociarlo, fermarsi e lasciarsi guardare: così avviene lo scioglimento, il resto lo fa tutto Lui… Percepiamo fragilità, ma crediamo che stia proprio lì la nostra grande forza. Non è forse vero che Dio si nasconde nelle fragilità umane? Forse solo entrando nelle nostre ferite troviamo Dio: si tratta di un miracolo? Può darsi. Quando pensiamo che non ci sia più speranza, Lui è lì ad amare di un amore folle quel luogo desolato della nostra solitudine, della solitudine della piccola Jane. Vogliamo forse sottrarre al Cristo la possibilità della sua follia d’Amore? Ipotesi d’Amore, le potremmo chiamare… Poche risposte certe, come sempre. Talvolta le parole di Gesù sembrano alludere a coloro che sono chiamati al risveglio: potremmo darne un’accezione restrittiva? Dio, questo Dio infinito e sconosciuto all’intelletto, eppur conoscibile dall’esperienza, lo si può davvero racchiudere in una categoria tutta umana, sia essa inclusiva o esclusiva? Non lo crediamo davvero. 
Pensiamo che Jane, la nostra piccola-grande mama, possa forse essere toccata o sfiorata dall’Amore che abita un’altra donna che glielo porge, così con semplicità e spontaneità, forse quasi senza accorgersene? Quell’Amore che forse vive davvero in te che l’hai conosciuta, per caso, un giorno in un supermercato… Ma l’Amore, quello con la A maiuscola, può passare per “contagio”, per così dire, da un essere umano all’altro? Forse sì. È quello che tu, anche senza saperlo, hai cercato di fare: farla sentire compresa da un’altra persona che si occupa, anche se per poco, di lei. 
Noi crediamo fermamente che tutto ciò che viene da Dio tornerà a Dio, non si sa in quante vite… Né come, ma lo sentiamo forte. Talvolta riusciamo a percepire come Dio ami ogni singolo essere umano. Sta sussurrando a ciascuno: «Ti ho scelto uno fra mille»[3]. Credere davvero in questo vuol dire gettare via in un solo attimo tutti i codici negativi che ci hanno fatto sentire tanto spesso sbagliati. Le ferite possono rimarginarsi, anche se resteranno delle cicatrici su cui spalmare un unguento odoroso, quel nardo di Gerusalemme il cui profumo ci ricorda il profumo di Dio.
È vero o no che veniamo tutti dalla stessa Fonte? E che il Padre ci attende, ci viene a cercare finché tutto il suo gregge sia finalmente ricomposto? Forse è solo un pensiero consolatorio, o forse no.
Non sappiamo dove sia Jane, dove siamo noi, ma domani tu, c’è da scommetterci, tornerai al supermercato. 

[3] Vangelo di Tommaso, loghion 23, pag. 47, a cura di M. Meyer, Ed. National Geographic.

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