E se la dolcezza fosse la chiave d’oro che ci apre alle nostre funzioni più alte? La legge della durezza dovrebbe essere eliminata dal registro della nostra vita perché ci trattiene nel déjà-vu di noi stessi, nell’imperfezione dell’oblio, ci fa ricadere nella meccanicità. Più ci si inoltra nelle parole del Vangelo di Verità, ma anche dei Vangeli canonici, più ci accorgiamo che l’unica possibilità di crescita e di sviluppo interiore sta nella Legge dell’Amore, che si esprime in sorrisi, dolcezza, carezze. La dolcezza del Padre sembra ripulire il mondo dalle sue scorie tossiche, ci fa ricordare la Madre e il Cristo. Se questo fosse vero, non ci sarebbe altro cammino possibile oltre la dolcezza.
E se tutto questo non lo percepiamo? Vuol dire forse che ci stiamo allontanando da Dio? Forse sì. E lì, il mondo esterno è pronto con i suoi veleni che ci danno pensieri tossici, fanno svanire le nostre emozioni positive. Come la piccola Jane, tutta sola in una casa con genitori ubriachi che non riuscivano a sentire i suoi bisogni perché immersi nella depressione alcolica. Non un sorriso, non una carezza, non un orecchio per ascoltarla nei suoi piccoli grandi problemi di bambina. E poi, è bastata una domanda venata di sollecitudine da parte di una sconosciuta per farla diventare un torrente di tristezza finalmente da esprimere.
Sì, forse stiamo proiettando contenuti nostri. Ci viene da pensare che Jane possa essere priva degli strumenti adatti per fare un percorso di rivalutazione di se stessa e, quindi, di evoluzione personale. Perché a taluni gli strumenti arrivano e ad altri no? Non c’è alcuna rivendicazione sociale alla base di questo pensiero, nessun risvolto ideologico di poca democrazia.
Ricordiamo come Gurdjieff dicesse che bisogna capire che la conoscenza non può appartenere a tutti e neppure a molti. Parlava della “materialità” della conoscenza, della sua quantità che è meglio sia appannaggio di pochi e quindi conservarne consistenza e pregnanza piuttosto che disperdersi in mille rivoli. In pochi poi davvero la vorrebbero, continua il maestro armeno, perché costa fatica all’individuo che, nella maggioranza dei casi, ha la tendenza ad addormentarsi.
IL FIORIRE DELLA DOLCEZZA
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- Scritto da PAOLA DE VERA D'ARAGONA
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