Le vostre mani si incontrano fugacemente, mentre prendete due noccioline da una ciotola appoggiata sul tavolo: vorresti trasmetterle tutto quello che improvvisamente e di nuovo senti nel cuore. Ti tornano, come la risacca sulla spiaggia, gli insegnamenti ricevuti durante il tuo percorso interiore, quelli che ti hanno accompagnato e aiutato a uscire dai periodi bui. Lei finalmente abbozza un sorriso, che resta amaro agli angoli della bocca: forse qualcosa le arriva, un granello di quella tenerezza e dolcezza che senti per lei. Vi salutate con la tua promessa di tornare al supermercato il giorno dopo. Un guizzo nei suoi occhi ti fa capire che qualcosa di quella sollecitudine che hai provato non è forse andato perduto… Ti piange il cuore pensando che Jane, bella anima, manchi forse degli strumenti necessari per sbocciare nel meraviglioso fiore che potrebbe essere… Riflettiamo insieme.
Quante Jane ci sono in te e in ognuno di noi? E la nostra infanzia come è stata? Piena di sorrisi, carezze e amore? Oppure qualcosa è mancato e anche noi siamo cresciuti un po’ come lei? Non ci piacciono le percentuali, ma ipotizziamo di essere tra quelli che qualche privazione l’hanno effettivamente vissuta. Adesso possiamo sorridere? C’è dolcezza nelle nostre parole e nel nostro cuore? Oppure raramente il nostro viso, traduttore infallibile dell’anima che lo abita, si distende e la bocca segnata da una piega amara si addolcisce in un sorriso? Eppure, esiste: «… un Gesù di infinita dolcezza...»[1]; «… diede loro il pensiero, la ragione, la misericordia, la salvezza, lo spirito di forza che deriva dall’infinità del padre e dalla dolcezza»[2].
[1] Vangelo di Verità v. 30 pag. 34, a cura di Moraldi L., Adelphi, 1984.
[2] Ibid. v.10-20 pag. 37.