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Così corriamo il rischio di trasformarci giorno dopo giorno in otri vuoti che vengono riempiti e svuotati di informazioni e di emozioni che crediamo nostre, ma che in realtà sono state prodotte da altri. In poche parole, siamo degli automi sotto effetto ipnotico, poiché l'infodemia [4] a cui siamo costantemente sottoposti costruisce un recinto mentale, le cui barriere sono invisibili e dentro il quale tutti noi pascoliamo credendoci liberi.
Il bombardamento mentale che subiamo attraverso i mezzi di comunicazione di massa è tale, che alcuni giornalisti e personaggi pubblici varcano con nonchalance la soglia del ridicolo. Pensiamo ad esempio alla foto del presunto missile lanciato dai Russi e infilato dentro il lavello di una casa in Ucraina, che diversi importanti quotidiani nazionali non hanno avuto remore a pubblicare, anche in prima pagina. Una immagine incredibile a cui in milioni hanno creduto. Oppure, ancora, alla conferenza stampa di un noto politico presidente di regione che suggeriva ai suoi corregionali di assumere una pillola di iodio e di mettersi a pancia a terra in caso di esplosione di una bomba nucleare. Grazie alla paura distribuita a massicce dosi quotidiane, l'assurdo, l'irreale è entrato nella nostra vita attraverso le porte della nostra coscienza, che noi stessi abbiamo lasciato aperte facendoci il più delle volte abdicare alla nostra stessa intelligenza.
Dice Le Bon: «Così, vagando costantemente ai limiti dell’incoscienza, subendo tutte le suggestioni, animata dalla violenza dei sentimenti tipici di chi non può fare appello a influenze razionali, sprovvista di spirito critico, la folla rivela tutta la sua straordinaria credulità. Per essa non esiste l’inverosimile».[5]
Il bombardamento mentale che subiamo attraverso i mezzi di comunicazione di massa è tale, che alcuni giornalisti e personaggi pubblici varcano con nonchalance la soglia del ridicolo. Pensiamo ad esempio alla foto del presunto missile lanciato dai Russi e infilato dentro il lavello di una casa in Ucraina, che diversi importanti quotidiani nazionali non hanno avuto remore a pubblicare, anche in prima pagina. Una immagine incredibile a cui in milioni hanno creduto. Oppure, ancora, alla conferenza stampa di un noto politico presidente di regione che suggeriva ai suoi corregionali di assumere una pillola di iodio e di mettersi a pancia a terra in caso di esplosione di una bomba nucleare. Grazie alla paura distribuita a massicce dosi quotidiane, l'assurdo, l'irreale è entrato nella nostra vita attraverso le porte della nostra coscienza, che noi stessi abbiamo lasciato aperte facendoci il più delle volte abdicare alla nostra stessa intelligenza.
Dice Le Bon: «Così, vagando costantemente ai limiti dell’incoscienza, subendo tutte le suggestioni, animata dalla violenza dei sentimenti tipici di chi non può fare appello a influenze razionali, sprovvista di spirito critico, la folla rivela tutta la sua straordinaria credulità. Per essa non esiste l’inverosimile».[5]
Ma quali archetipi attivano la credulità delle masse? Riferendoci agli archetipi di Jung, potremmo spingerci a pensare che l'individuo scomparso nella massa attivi la forza psichica del "fanciullo": ingenuo e innocente è predisposto a credere a qualunque cosa gli si dica, perché si fida. Ma di chi? Dell'autorità che ha sempre risposte chiare e semplici a problemi complessi.
[4] Neologismo derivante dall'italianizzazione del termine infodemic, composto da information ed epidemic, utilizzato per la prima volta durante l'epidemia di Sars nel 2003. Indica la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni su uno stesso argomento, ripetuta in maniera ossessiva tanto da rendere difficile orientarsi e sviluppare una propria opinione.
[5]Ibidem
[5]Ibidem