D'altro canto, al lettore attento non sfuggirà che i comportamenti descritti da Le Bon si ripetono tali e quali in quelle che qui definiamo "masse digitali", che, pur avendo a disposizione strumenti di conoscenza facilmente accessibili, reiterano modalità tribali e animalesche non molto distanti da quelle dei nostri predecessori ottocenteschi. 
Vedremo infatti come la massa sia condizionata fortemente da meccanismi psicologici inconsci, che affondano le proprie radici in un magma di impulsi attivati da paure profonde, dove gli archetipi ancestrali diventano inneschi facilmente attivabili e pericolosamente manipolabili attraverso un mix di stimoli e di influenze che, se utilizzato sapientemente, è in grado di sollecitarli e quindi di generare delle risposte automatiche.
Sorgerà inoltre spontanea una domanda: se anche oggi la massa è così facilmente suggestionabile, chi o cosa opera la suggestione e a quale scopo? 
La fascinazione maggiore arriverà infine dalla comprensione che tutto questo meccanismo di potere è pressoché invisibile, poiché basato su quanto di più immateriale vi sia nell'esperienza materiale della vita umana: l'immaginazione. Ma facciamoci guidare da Gustave Le Bon nella individuazione dei tratti psicologici della massa, che lui chiama folla, iniziando a comprendere in quale momento e in virtù di quale alchimia l'individuo si annulla fino a scomparire nella massa.
Per Le Bon questo è possibile perché tutti gli individui sono accomunati da qualità generali e governati dall'inconscio, da quella che lui chiama "anima collettiva" nella quale le caratteristiche e le qualità individuali scompaiono: «Tra un celebre matematico e il suo calzolaio può esserci un abisso dal punto di vista intellettuale, ma dal punto di vista del carattere e delle credenze la differenza è spesso inesistente o quasi. (...) Questo patrimonio comune di caratteri ordinari ci spiega perché le folle non sono in grado di compiere atti che esigano una grande intelligenza».[2]

[2]Gustave Le Bon. “Psicologia delle folle", 1895.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?


Ricevi gratuitamente ogni nuovo numero de Lo Sguardo Interiore direttamente nella tua email.

 

ISCRIVITI GRATIS