Ma, come ho sentito dopo il dialogo con Anéma, sebbene la memoria è dolore per coloro che hanno dovuto lasciarsi tutto alle spalle, per guarire occorre farsi carico dei propri ricordi, attraversando il proprio dolore, evitando di eluderlo o soffocarlo. Allora, facendo appello alle mie forze, mi fermo e presto attenzione alla mia profuga interiore. È scarmigliata, vestita con abiti strappati, non privi di macchie. Ha il volto emaciato, le sopracciglia aggrottate e lo sguardo dolente. Stringe al petto un ciondolo, di cui non vedo la forma. Ascolto la sua voce flebile, stanca, perfino accorata:
«Mi sento sola. Non ho più casa, patria, famiglia…».
«Cosa ne sarà di me?».
«Dove troverò un po’ di ristoro, una casa accogliente?».
Si rannicchia su se stessa e piange sommessamente. La osservo. Una parte di me, intanto, borbotta: «Non darle retta, lasciala al suo destino, non vorrai immischiarti col suo dolore, che ha a che fare con te? Pensa alla tua vita». Questa parte subdola, che invita a “stare comoda”, richiama subitaneamente le voci delle persone che vorrebbero eliminare il problema della presenza dei profughi nelle nostre società opulente. Mi ricorda quel collega che, arricciando il naso, asserisce che «i marocchini puzzano, perché non se ne stanno nel loro paese, piuttosto che venire a invadere i nostri spazi?».
Quante volte è salito in me lo sdegno non solo davanti alle manifestazioni di razzismo sfrenato, ma anche di fronte a coloro che non vogliono sporcarsi le mani, non desiderano porsi il problema dei destini degli esuli? Ecco, ora mi accorgo che, anche questa parte opportunista incentrata sui suoi agi, è presente dentro di me. Oddio! E ora? Sperimento che è proprio vero che in ognuno di noi sono presenti, potenzialmente, tutti gli elementi e le qualità dell’essere umano; i principi di tutte le imperfezioni e di tutte le doti e qualità positive. In ognuno di noi esiste, in potenza, sia il delinquente che l’eroe….
È vero anche che ogni parte ha bisogno di essere riconosciuta, accolta, ascoltata. Osservo l’Anéma scarmigliata che chiede: «Chi si prenderà cura di me?» e il Fosco, in completo grigio perfettamente abbinato, che sostiene: «Lasciala perdere, hai altro a cui pensare».
PROFUGHI: I MOTIVI NASCOSTI DEL NOSTRO RIFIUTO
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- Scritto da ANNA DI GIANDOMENICO
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