Anéma racconta di bombardamenti, di razzie nei villaggi, di esecuzioni e torture di civili, di stupri e arruolamenti dei bambini. Lei stessa ha assistito all’irruzione dei ribelli nel suo villaggio, che non hanno risparmiato neanche un orfanotrofio, sparando all’impazzata e terrorizzando i bambini, mentre erano alla ricerca di mezzi. È scossa dai singhiozzi, mentre lo racconta. Mi confida con voce stentata: «Per me ricordare quei momenti è come se ogni volta una lama mi si piantasse nel petto, fino a squarciarlo. Nella mia mente scorre senza sosta un film di orrori infiniti, che continua perfino durante i brevi momenti di un sonno in cui non riesco a trovare riposo… è impossibile cancellarle. E poi c’è il dolore fisico - ogni muscolo duole all’inverosimile - e quello emotivo che si tramuta in paura, rabbia e sconforto. Ma la ferita più atroce è quella sempre aperta e sanguinante dei ricordi. Credo che sarà così per tutta la mia vita… perché a ogni notizia che arriva dal paese, il trauma si ripete, dilatando l’esperienza del dolore. Solo pregare lenisce il grido che sgorga dalla mia ferita, che è anche la ferita del mio popolo». 
Accolgo in silenzio lacrime e dolore e stendo le mani per stringere le sue, per trasmetterle un senso profondo di umana condivisione, di vicinanza. Un vago sorriso le attraversa il volto e i grandi occhi neri impauriti esprimono gratitudine verso questa sconosciuta. Mi congedo, permettendomi un abbraccio (gesto piuttosto inconsueto per un operatore presente in veste di professionista) caldo e sentito, mentre sento quanto sia necessario farsi carico dei propri ricordi per poter guarire, magari col sostegno di un altro essere umano che se ne faccia carico congiuntamente. 
Mentre esco dall’Istituto di pena, un venticello mi scompiglia i capelli e, chissà perché, pensando alla storia intrisa di dolore di Anéma, mi appare l’immagine dell’Ebreo errante di uno dei quadri che Chagall ha dedicato a questa leggendari figura, che amo molto. In qualche modo, esprime la natura stessa del pittore che ha vissuto una vita errabonda fatta di nostalgia, fughe e ritorni; che ha sorvolato il secolo scorso, elevandosi sopra le tragedie del ‘900 (guerre mondiali, persecuzioni razziali, campi di concentramento). Il volo rappresenta il senso di smarrimento, di perdita delle proprie radici e di mancanza di stabilità. 

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