Ma perché Anéma evoca dentro di me la figura simbolica dell’Ebreo errante? Rifletto sulla condizione di esule, che fa sperimentare l'insanabile frattura tra un essere umano e il suo luogo natio, fa provare la perdita di un qualcosa che ci si è lasciati per sempre alle spalle. L’esilio è connesso allo sradicamento, all’incomunicabilità e alla solitudine, alla perdita di ogni punto di riferimento. Mentre medito su questi temi, comprendo che Anéma e l’Ebreo errante rappresentano il simbolo dello sradicamento tra il mio io e la sua vera casa. Ricontatto l’esule che abita in me, come dentro ciascun essere umano, indipendentemente dall’essere espatriati, dall’essere in fuga da un regime nemico o da un ambiente ostile. Quante volte ho sentito nel più profondo di me di essere una raminga per il solo fatto di essere venuta al mondo, di essere entrata in questo piano d’esistenza? Atterrata da un Infinito a un cosmo limitato, mi sono sentita espiantata e sradicata: «Cosa ci faccio qui? E qual è il senso di questo mio essere al mondo?».
«Io che sono?». Questo interrogativo quante volte ha riecheggiato con forza dentro di me? Soprattutto quando, bambina, mi sentivo triste, infelice e sola. Terribilmente sola in un universo ostile e senz’amore. «Io chi sono?». Questa fondamentale e, allo stesso tempo, terribile domanda mi ha condotta, nell’arco della vita, a ricercare affannosamente, poi a ritrovare il contatto con le mie radici e la mia essenza più intima.
Eppure, ancora oggi, ci sono momenti in cui entro in contatto con l’Anéma che abita in me, e che mi rimanda a un vissuto di solitudine e sradicamento. In questi attimi sento forte lo sgomento e vorrei potermi librare in volo sopra i tetti bombardati della mia Vitebsk (nel quadro città d’origine del pittore, ndr) interiore, con leggiadria, distanziandomi dal dolore.
PROFUGHI: I MOTIVI NASCOSTI DEL NOSTRO RIFIUTO
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- Scritto da ANNA DI GIANDOMENICO
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