Si dice che la Gnosi sia la Via dell’Amore misericordioso, in essa il perdono è la chiave, l’amore è la porta. La Gnosi è, quindi, la Via del Perdono. Una preziosa preghiera, che è stata donata a La Teca, recita di un’umanità figlia di un Dio d’Amore infinito del cui Regno siamo eredi. E che è nel ricordo di questa eredità che dobbiamo alimentare la fiducia quando siamo afflitti e stanchi, e dubitiamo di noi e di ogni cosa... anche di Dio. Che è proprio in virtù di tale origine che dobbiamo amarci a dispetto di ogni nostro limite e fragilità umana, perché solo così riusciremo a interrompere la catena di abusi che abbiamo subìto e che tendenzialmente siamo portati a perpetuare verso gli altri. Che dobbiamo parlarci e guardarci come farebbe Colui che non si stanca di sussurrare alle nostre orecchie che niente e nessuno potrà scalfire il Suo amore. 
Quel che è demandato alla nostra consapevolezza sono atti di puro Desiderio di conoscenza. Voler imparare a diventare padroni della nostra interiorità, connettendoci così con l’Infinito Amore che regge tutto l’universo. Voler imparare ad amare le nostre ombre e le ferite che ci conducono lontano dalla centralità della nostra Casa, e ad accettare tutto ciò che di noi consideriamo un nemico. Voler creare dentro di noi uno spazio segreto dove il Sole possa risplendere imperturbabile su ogni gioia e dolore, e da Esso assorbire quell’energia che ci nutre e ci guarisce. Tutto sta nel non stancarsi di usare la Chiave che ci è stata donata attraverso l’Insegnamento di Cristo: perdonarsi settanta volte sette e poi ricominciare, abbracciare il giudice inflessibile che si è insediato nel nostro cuore per fargli deporre ogni paura, e gridare per le strade del mondo che il compenso del peccato non è la morte – come ebbe a scrivere l’apostolo Paolo – bensì il perdono, visto che il morire non è una punizione per le nostre colpe, ma un passaggio evolutivo della nostra anima. Solo in tale sublime condizione, in cui ciascuno di noi è il perdonato e colui che perdona, l’amato e l’amante, ed è figlio e genitore di se stesso, si diventa portatori di un perdono che non è una foglia in balìa del vento, bensì una radice che rende fertile il terreno in cui affonda, portando buoni frutti per gli abitanti del Regno. 

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