L’indomani, mia madre mi accompagnò a scuola, si intrattenne con la maestra e l’altra insegnante che – a mio dire – avrebbe potuto accogliermi nella sua classe. Non so cosa si dissero: so solo che tutte e tre vennero da me per convincermi a rimanere, che non valeva la pena cambiare, visto che mancavano pochi mesi alla fine dell’anno e in quello successivo sarei andata alle medie; a parole demandavano a me una decisione che era già stata chiaramente presa: mi blandivano e ne ero perfettamente consapevole. Nessuno si scusò, nessuno mi chiese come mi sentissi. Abbassai gli occhi delusa, provai a obiettare, immagino senza tanta convinzione… Serrai le labbra, mentre il cuore mi si faceva più piccolo, pensai tra me che si trattava di resistere, che alla fine dell’anno avrei chiuso con quell’essere sventurato. Mi arresi, volevo mettere fine a quella rappresentazione penosa. Più di ogni altra cosa avrei voluto voltare pagina. Ovviamente mi sbagliavo, perché – al di là di quel che pensavo e volevo – da quel momento invece tutto cominciava. Il senso di vergogna per l’oltraggio subito, di inadeguatezza per non essere stata capace di difendermi, il senso di debolezza per non aver dato seguito alla mia legittima indignazione, la sensazione di vigliaccheria per non aver saputo disinnescare le manipolazioni dei grandi, mi avrebbero, di lì in poi, invasa. Non ero stata all’altezza della situazione quando più ne avevo bisogno: non sono cose che si dimenticano.
Il seme era gettato: da quel momento in poi la persona verso la quale mi sarebbe stato più difficile essere indulgente, gli errori e i limiti della quale più di ogni altra avrei avuto difficoltà a perdonare, sarei stata io. Sono, ancora, io. Come se non bastasse, l’atteggiamento che quel giorno le tre donne ebbero verso di me, bambina, mi si trasmise come un virus, ispirando quello che crescendo avrei avuto nei confronti di me stessa: il “non è successo nulla di grave, stringi i denti e vai avanti” è diventato il leitmotiv della mia vita. Col risultato che, a distanza di diversi decenni, il prezzo da pagare non è stato ancora del tutto saldato.
IL SENSO DEL PERDONO
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- Scritto da LINDA PARRINELLO
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