È la prima volta che i due interlocutori si addentrano così profondamente in discorsi simili. All’anziana tutor tornano in mente spezzoni di Scritture che sottolineano l’unicità di ciascuno. Ne vuole rendere partecipe il giovane che le sta di fronte e recita a memoria: «… la volontà del Padre mio è che portiate frutto e il vostro frutto rimanga…».[4] E anche la Bibbia ricorda che: «… tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo… Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome».[5]
Erica esita, tace guardando l’effetto delle sue parole, invero molto esplicite. «Cosa senti?».
Bruno tace, mentre l’anziana tutor ricorda tra sé e sé l’insegnamento di Gurdjieff sulla molteplicità degli io che ci abitano, in apparente contrasto con quanto appena detto. Le vengono in mente altre realtà indiscutibili, ma non ritiene sia il momento di parlarne: titoli di opere indimenticabili da Uno, nessuno e centomila a Una sola moltitudine. Pirandello e Pessoa… ma la fiducia nelle parole dei sacri testi la consola. Si perde per qualche istante in tali pensieri poi, come risvegliata, si rivolge ancora al suo giovane interlocutore: «Immaginati come una stella in un firmamento blu. Scrollati di dosso, per un istante, statistiche e sondaggi, contempla la volta stellata che non riesce a contenere la tua essenza e la tua unicità». Si ferma, lo osserva, pensa che forse stia per andarsene definitivamente e che il loro rapporto finisca qui.
Bruno si alza lentamente, lo sguardo abbassato e sorride: «Alla prossima volta».
IL PERICOLO DELL’ADATTAMENTO
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- Scritto da PAOLA DE VERA D'ARAGONA
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[4] Gv. 15, 16.
[5] Isaia, 43.