«Sì, quanto scritto sulla ricerca». «È un gioco di paura, anche se avvincente. Ho fatto una ricerca per conto mio e poi, su sua proposta, ho accettato di seguire mio fratello che assisteva all’esperienza di gioco, pur se in versione casereccia. Si tratta del “Gioco del calamaro”: viene dalla Corea ed è stato lanciato dalla serie televisiva Netflix. Sarebbe addirittura la serie più vista dell’intera storia di Netflix, al punto da averne fatto crescere gli utili nell’ultimo trimestre. Lo Squid sarebbe entrato nella vita di più di 120 milioni di persone».
Bruno osserva l’effetto delle sue parole su Erica, e continua: «Il regista coreano racconta la storia di 456 ragazzi e ragazze indebitati fino al collo che, portati su un’isola, fanno il seguente gioco: disegnano delle caselle per terra e devono giocare saltellando da una casella all’altra seguendo regole ferree. Chi sbaglia, viene eliminato e ucciso, fino a che rimarrà un solo vincitore che incasserà circa 40 milioni di dollari. Il tutto, mentre un gruppo di scommettitori punta sul giocatore vincente. 
Ebbene, sono andato a vedere, con mio fratello che, uscendo di casa, mi ha detto in modo spiccio di non “fare lo sfigato con la mascherina”. Mi ha dato esplicitamente del “bamba” - Erica, mi scusi il linguaggio -. Al luogo d’incontro, i suoi amici stavano imitando quel gioco, non, certo, nelle parti più cruente, ma chi sbagliava caselle veniva bullizzato mentre altri lo riprendevano con il telefonino. Ecco cos’è il gioco del calamaro» aggiunge con un fil di voce.

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