Il giovane tace e guarda la sua tutor, sembra sorpreso da quanto ha appena detto: forse la parola “anima”, mai pronunciata prima nei precedenti incontri, è sfuggita all’anziana tutor. Lei lo fissa e tace. Lascia che lui continui: «Sto parlando dei giovanissimi: sono diventati più simili l’uno all’altro, più… omologati. Sembrano più problematici perfino di noi che siamo di poco più grandi: che c’entrino pandemia e isolamento? Un’indagine condotta dall’Istituto di ricerca IARD [1] che ho appena studiato per un esame facoltativo, sembra indicare proprio questo. La legga».
Dopo un po’ di studio, lascia sul bel tavolo scolpito di Erica un incartamento. Incuriosita, la donna lo legge.
Quando si ritrovano, Bruno immediatamente riprende il discorso da dove lo aveva lasciato.
«Subito prima del lockdown, sono tornato a casa e ho potuto osservare mio fratello minore che fa lo Scientifico, là nella nostra cittadina del napoletano. Mi sono trovato davanti un ragazzo diverso da quello che avevo lasciato: lui, così solare, era diventato triste, solitario, sempre chiuso nella sua camera. Stando anch’io in casa a studiare, non vedevo più arrivare i suoi amici di sempre. Il lockdown, mi sono detto, colpisce durissimo qui… Poi lui mi ha rassicurato un po’, dicendomi che si sentivano sui social. Ho tirato un sospiro di sollievo ma subito dopo mi sono detto che c’è tutto un mondo chiuso in casa, che non si incontra né interagisce, e che usa unicamente lo schermo per creare legami sociali. Ho sentito un pugno nello stomaco e, ripensandoci, mi è venuto perfino in mente di farci la mia tesina della triennale».
Bruno prende fiato: «Forse sono molto cambiato io… Milano ha fatto la differenza? La distanza tra Nord e Sud c’è sempre stata: a Milano c’è più cultura, scuole e istituti migliori. Però, anche qui non tutto va così liscio: la grande città è murata da fenomeni di sballo come alcolismo precoce e altro. Forse al Sud meno, insomma non so…».
[1] Associazione Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD.