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Le scuole di crescita personale che propongono lavori artistici conoscono questo potere. L’arte contribuisce allo sviluppo integrale della persona in due direzioni complementari. La prima è contemplativa: fermarsi, ammirare, scoprire il messaggio occulto in un’opera. La contemplazione artistica apre feritoie verso la spiritualità. San Giovanni della Croce lo esprime bellamente nel suo Cantico spirituale: «Mille grazie spargendo/passò per questi boschi in fretta/e, mentre li guardava,/con la sola sua presenza/adorni di bellezza li lasciava». Qui la bellezza diventa il segno della presenza di Dio.
La seconda direzione è attiva: esprimere noi stessi la creatività artistica. Tutti portiamo dentro capacità insospettate che possono germogliare se incontrano un canale. Dipingere, scrivere, cantare o modellare non sono lussi riservati ai geni, ma vie per liberare la nostra interiorità e connettere con le nostre dimensioni più profonde. L’emisfero destro del cervello – più intuitivo e simbolico – trova il suo proprio spazio e la persona si apre a nuove forme di conoscenza e di cura.
L’arte si rivela così come un ponte tra ciò che è psicologico e ciò che è spirituale. Nutre la sensibilità, rinforza l’interiorità e apre alla trascendenza. La contemplazione e l’azione artistica, quando si integrano, diventano scuola di umanità e cammino verso il divino.
Per questo, la celebre frase di Dostoyevski ne L’Idiota - «La bellezza salverà il mondo» - è valida ancor oggi. La bellezza artistica, quando tocca la profondità, diviene forza trasformatrice. In un tempo segnato da fretta, frammentazione e superficialità, l’arte ci riporta al cuore e ci ricorda che l’essenziale non si compra né si vende: si contempla, si crea e si condivide. Questo, mi sembra, è il vero potere spirituale dell’arte: ricordarci che ciò che è umano si comprende pienamente quando si apre al divino.