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Questa contrapposizione tra sacro e profano può esistere in forma permanente, oppure si può cercare un punto che superi questa polarizzazione e generi una nuova realtà. Esiste un racconto nei quattro vangeli che mi sembra molto suggestivo. Gesù, proveniente dalla Galilea, giunge al Giordano per essere battezzato da Giovanni il quale, con umiltà, resiste, cosciente della sua missione. Di fronte all’insistenza di Gesù, lo battezza. Quando Gesù emerge dall’acqua: «Si apre il cielo ed egli vede lo Spirito di Dio discendere come una colomba e posarsi sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che dice: questo è mio Figlio, l’amato, nel quale ho riposto il mio compiacimento» (Mt. 3:16,17). Un punto chiave è il cielo che si apre. Nel testo di Marco, il cielo si squarcia (Mc. 1:10). Ci mostra, con sfumature diverse - l'apertura del cielo o il suo squarciarsi – lo svanire della separazione. Il cielo si apre e si riversa sulla terra. Il sacro illumina il profano e gli dà un senso nuovo. L’amore di Dio penetra tutta la realtà. Luoghi, oggetti, persone, testi, rituali e pratiche sono inondati da una nuova presenza. Secondo il racconto della Genesi, Dio lavorò sei giorni e riposò il settimo. Questo racconto suggerisce che tanto il lavoro quanto il riposo, quando germogliano dall’amore, partecipano del sacro.
Da questa prospettiva, la spiritualità comprende tutta la realtà umana. Così come i testi sacri rivelano la presenza divina nella parola, anche l’arte, nella sua bellezza, può convertirsi nell’epifania del sacro. Recentemente ho accompagnato una persona in visita alla basilica della Sagrada Familia a Barcellona, opera del geniale architetto Gaudí. Ho potuto osservare come la bellezza dell’arte e del simbolismo, a un grado superlativo, elevano una persona oltre se stessa.