il senso del sacro
Gentile Prof. Serra,
in campo spirituale si usano spesso dei termini che fanno parte del nostro vocabolario, ma il cui significato può rimanere nebuloso, e questo lascia spazio a interpretazioni soggettive. Ad esempio, il termine “sacro” riferito a luoghi, oggetti ma anche ai “testi sacri”, rientra in questa categoria. Quale significato ha in questi casi il termine "sacro", lei come lo spiegherebbe? Grazie per la sua risposta!
Nella vita quotidiana conviviamo con realtà che sembrano in opposizione: l’interno e l’esterno, il visibile e l’invisibile, lo spirituale e il materiale. Questa tensione è una costante in molte tradizioni. Per esempio, la filosofia cinese parla dello Yin e dello Yang, due forze distinte ma complementari. Nella tradizione giudeo-cristiana questa dualità può esprimersi in termini di sacro e profano. La domanda che mi formula si centra su questa contrapposizione. Il sacro, al connettersi con il divino e lo spirituale, richiede venerazione e rispetto. Può riferirsi a luoghi, oggetti, persone, testi, rituali e pratiche. Invece il profano, in contrapposizione, manca del carattere sacro e si riferisce a ciò che è secolare.[1]
Sacro e profano possono essere in relazione con altri termini come cielo e terra, come un’equivalenza. Il salmo 115:16 afferma che: «Il Signore ha riservato il cielo per sé e ha lasciato la terra agli uomini». Il Regno del divino appartiene al Signore. Nella preghiera che Gesù dà ai suoi discepoli quando gli chiedono una formula, si prega così: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt. 6:9). Il collegamento con il divino è chiaro, la dimensione spirituale, la relazione con il sacro. È sottinteso che in questo ambito si respira la presenza di Dio a seconda di come le persone la possono percepire.
 
[1] Secolare: appartenente al secolo, cioè, in questo caso, allo stato laico o alla vita civile.