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Il cristianesimo e lo gnosticismo, già dal secondo secolo, si differenziarono per approcci sostanziali e punti inconciliabili. Nel secolo II, figure come sant’Ireneo di Lione furono una chiave per definire l’ortodossia cristiana in un momento di grande dibattito teologico. Come mi insegnò il mio professore Antonio Orbe all’Università Gregoriana, era un periodo di molte idee in conflitto, e distinguere l’essenziale dall’accessorio era una sfida fondamentale. Questi temi sono riapparsi periodicamente lungo il corso della storia. Recentemente, appena sette anni fa, papa Francesco pubblicò, nel 2018, una esortazione apostolica intitolata Gaudete et exsultate (rallegratevi ed esultate), espressione che corrisponde a Mt 5,12. In questo documento, dedica il secondo capitolo alle attuali forme dello gnosticismo e del pelagianesimo. Francesco ricorre spesso nei suoi scritti e interventi a queste tematiche, per un verso complesse, ma anche con indubbie ripercussioni nel campo della spiritualità e della pastorale. Basta ricordare una frase di Raimondo Lullo per rendersi conto della direzione a cui mira: «Per Dio, l’amore è l’obiettivo finale, anche più importante della conoscenza, perché è l’amore che dà senso alla conoscenza». La conoscenza svincolata dall’amore si allontana dall’essenza del vangelo.
In un colloquio organizzato due anni fa all’Ateneo Universitari Sant Pacià di Barcellona, al quale appartengo, si sono esplorate le similitudini tra lo gnosticismo e il transumanesimo, come l’idea che gli esseri umani possano trascendere la loro attuale condizione mediante la conoscenza o la tecnologia. Per esempio, alcuni transumanisti cercano l’immortalità digitale, un’idea che ricorda certi approcci gnostici sulla liberazione dello spirito dal corpo. Nel mese di febbraio di quest’anno, si è appena tenuto un Congresso sul Concilio di Nicea(315) nel quale sono emerse questioni gnostiche. Cercare la verità con umiltà significa non afferrarsi a opinioni preconcette, ma essere disposti ad ascoltare e argomentare con rigore. È come quando due amici dibattono sul fatto che l’intelligenza artificiale ci aiuti o ci danneggi: se uno ascolta solo ciò che conferma la sua opinione e rifiuta tutto il resto, la sua posizione si converte in dogma, non in riflessione. Il vero dialogo spirituale non teme il dubbio, ma lo abbraccia come un cammino verso una fede più matura e una ricerca più sincera della verità.