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Gentile Prof. Serra,
sono stato impegnato nella Chiesa Cattolica, come laico, per tre decenni, facendo scelte personali importanti. Ho conosciuto persone di elevata spiritualità. Ora sto avvicinando un gruppo gnostico, conoscendo persone di squisita umanità e profonda spiritualità. Se, per curiosità, ascolto conferenze di matrice cattolica su gnosi e gnosticismo, spesso le trovo generalizzanti, semplificatorie e giudicanti. Spesso poi, anche se in contesti meno formali, ascolto interventi di matrice opposta, che trovo altrettanto giudicanti e riduttivi dell’esperienza ortodossa. Probabilmente si conosce poco, da ambo le parti, dell’una e dell’altra esperienza, ma ci si pronuncia in merito, e a volte con forza. Sono consapevole che anche la mia domanda è, per scelta, sintetica, ma le chiederei comunque un parere. Grazie.
Il tema di fondo della sua domanda, o meglio dell’esposizione della sua esperienza, mira all’importanza del dialogo tra persone di elevata spiritualità, specialmente quando si parte da posizioni contrapposte o si affrontano temi controversi. Basta una domanda come questa: che relazione hanno la certezza e il dubbio? per agitare acque tranquille. Se qualcuno affermasse che “una persona di profonda fede non ha alcun dubbio, ma è piena di certezze”... si potrebbe accettare come una verità indiscutibile? Il dubbio incrina la fede o può contribuire a rafforzarla? Forse la fede non oscilla tra i due estremi e in questo sta la sua ragion d'essere? Nel romanzo Conclave di Roberto Harris, portato sul grande schermo dal regista Edward Berger, si affronta questo tema in un momento cruciale. Lomeli, come decano del Collegio Cardinalizio, presiede la celebrazione della messa Pro eligendo Pontifice, che dà inizio al conclave, cioè alla riunione dei cardinali che, nella Cappella Sistina, si apprestano a eleggere il nuovo Papa. Durante l’omelia lascia i fogli da parte e parla direttamente dal cuore. Afferma: «Permettetemi di dirvi che il peccato che più di tutti sono giunto a temere è la certezza. La certezza è il grande nemico dell’unità. La certezza è il nemico mortifero della tolleranza (...) La nostra fede è un’entità vivente per il preciso motivo che cammina per mano con il dubbio. Se conoscessimo solo la certezza, non ci sarebbe posto per il dubbio, non esisterebbe il mistero e, quindi, non avremmo bisogno della fede».