i sogni di Cartesio

Nel primo molti fantasmi gli si fanno incontro, ed egli ne è atterrito tanto da doversi piegare sul lato sinistro, quasi rovesciandosi, poiché il lato destro è assai debole. Un turbine di vento lo investe costringendolo a ruotare tre o quattro volte sul piede sinistro. Si rifugia nel cortile di un collegio (aveva studiato presso i Gesuiti), temendo di cadere; incontra un conoscente che non saluta, ma se ne rammarica e vorrebbe tornare indietro: lo trattiene il vento che soffia verso la chiesa. Un uomo lo chiama per nome e gli consiglia di portare un dono al conoscente di prima: forse un melone esotico? Si accorge allora di essere l’unico a camminare in quel modo, perché per gli altri era facile e naturale mantenere la posizione eretta. 
Si sveglia, ritenendolo un monito sui peccati eventualmente commessi, e si riaddormenta dopo aver avuto “svariati pensieri sul bene e sul male”. Poi sogna un fulmine e un tuono potente, da cui si risveglia mentre la stanza si riempie di scintille luminose. Nella terza parte (in breve) i libri sulla sua scrivania compaiono e scompaiono senza sapere chi sia a portarli e a spostarli. Scopre una antologia poetica; in un verso il poeta latino Ausonio si chiede quale strada intraprendere nella vita, mentre uno sconosciuto suggerisce un’altra poesia che inizia con “Est et non” (è e non), che Cartesio non riesce a ritrovare; cercandola, scopre tanti piccoli ritratti incisi nel rame.