L’Apostolo scrive: A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza (logos Sophia, λόγος σοφίας); a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza (logos Gnoseos, λόγος γνώσεως); a uno, nello stesso Spirito, la fede (Pistis, πίστις)… È significativo che i primi due doni di cui parla Paolo siano il Dono di Sapienza e il Dono di Scienza, traduzione italiana di Logos Sophias e Logos Gnoseos che, nell’originale greco, avevano però un significato assai più vasto e profondo. Nella Grecia antica, infatti, Sophia era la personificazione della sapienza intesa come saggezza, scienza, conoscenza. E Gnoseos si riferiva non alla conoscenza razionale e intellettuale ma a una percezione diretta delle verità spirituali. La fede, Pístis, viene solo al terzo posto e assume una reale importanza solo in presenza degli altri due doni. Per approfondire ulteriori aspetti che connettono la figura di Paolo alla Gnosi le consiglio una lettura approfondita del libro sopracitato della Pagels. Dobbiamo anche ricordare come Valentino di Alessandria, il più celebre maestro gnostico, diceva di avere studiato presso un certo Teudas, discepolo diretto di San Paolo di Tarso dal quale aveva appreso le rivelazioni segrete del Cristo.
CHI È LO GNOSTICO?
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- Scritto da ANDREA BERTOLINI
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