negazionismo climatico
I sondaggi rivelano anche un altro aspetto interessante: dove c’è maggiore istruzione c’è maggiore polarizzazione. In altre parole, più alto è il nostro livello di conoscenza, più siamo bravi a ricercare, nelle ormai innumerevoli sorgenti di informazione, autorevoli o meno, trovare e raccogliere ciò che ci interessa e ciò che avvalora e consolida le nostre idee (il cosiddetto fenomeno del “cherry picking”). A proposito dell’informazione, non si può negare come in molti ambiti e in molte circostanze la comunicazione sia inefficace e in alcuni casi vi sia una vera e propria manipolazione mediatica, messa in moto e finanziata, più ancora della politica, delle grandi lobby di potere legate ai combustibili fossili. Si assoldano scienziati e comunicatori. Si investono miliardi in campagne di disinformazione. Si getta fumo negli occhi, e mai metafora fu più azzeccata, se ricordiamo la storia dell’industria del tabacco. Si fa leva sui meccanismi psicologici e sui codici valoriali per insinuare il dubbio, di per sé sacrosanto, ma che in questo caso giustifica scelte di sviluppo sicuramente deleterie per tutto il genere umano e per l’intero pianeta. Ecco intrecciarsi ancora di più processi cognitivi, emotivi e sociali.
Effettivamente, ciò a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è una polarizzazione della società anche sui temi ambientali, climatici in particolare, come era accaduto, per lo meno in alcune realtà come quella italiana, anche per la pandemia da Covid19. 
Dobbiamo riconoscere che già il termine “negazionismo” sottintende una polarizzazione: se c’è chi nega, deve esserci una verità da negare, quindi, avremmo da una parte chi nega, dall’altra chi non nega. Se vogliamo attenuare la polarizzazione, dovremmo anche chiederci: qual è l’atteggiamento di chi “non nega” verso chi “nega”? Non potremmo cominciare intanto a scegliere parole migliori, meno giudicanti e polarizzanti?
Percezione distorta, ignoranza, reazioni emotive, manipolazione mediatica e politica che si mescolano e si alimentano a vicenda. Nessuno è esente da questi meccanismi, da una parte e dall’altra dei recinti personali e sociali. Chi ha meno strumenti per riconoscerli rimane schiacciato e alza lo steccato della sfiducia e della lontananza dall’altro, che diventa a turno lo scienziato, lo straniero, il politico dal colore diverso. È un film già visto. Ma se la vediamo in questi termini, è possibile allora trovare una soluzione che non sia quella del dogmatismo o del paternalismo. Piuttosto dell’empatia e della compassione, e della ricerca di valori condivisi?