Ma esistono anche impatti dei cambiamenti climatici a lenta insorgenza, che si manifestano cioè in maniera più graduale, in particolare quelli direttamente collegati al riscaldamento del pianeta. Pensiamo all’innalzamento del livello del mare, alla fusione dei ghiacciai, alla perdita di biodiversità, al calo progressivo della risorsa idrica. Anche in questo caso adattarsi significa individuare misure che permettano di evitare o quanto meno limitare i danni, nella consapevolezza che dovremo comunque affrontare pressioni ambientali potenzialmente più forti. Per contrastare il rischio siccità, alcuni esempi nel settore agricolo sono l’utilizzo di tecniche irrigue più efficaci, la scelta di colture che abbiano bisogno di meno acqua, la costruzione di bacini di stoccaggio dell’acqua.
Le misure adattive che abbiamo presentato finora appartengono per lo più alla categoria delle soluzioni grigie, o infrastrutturali, poiché richiedono l’intervento della tecnologia e soluzioni ingegneristiche. Esistono anche le cosiddette soluzioni soft che invece prevedono interventi di carattere non materiale, cioè finanziario, sociale, legale, educativo e politico. In questa categoria appartengono le iniziative, per fortuna già numerose, previste a tutti i livelli di pianificazione, da quello internazionale a quello locale. È proprio nella scala locale, per esempio quella comunale, che l’adattamento trova il collocamento ideale, perché gli effetti dei cambiamenti climatici sono strettamente dipendenti dalle caratteristiche dall’area in cui si verificano (es. densità abitativa, fasce di popolazione sensibile, caratteristiche ambientali del territorio). È proprio il decisore politico a livello locale ad avere la conoscenza del proprio territorio, potendo quindi optare per le misure più efficaci.