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Un’indagine approfondita e sorprendente sull’importanza della scrittura nei suoi molteplici livelli di senso. Dare forma all’informe, chiarificarsi, scoprire, trasformare, testimoniare, ispirarsi e molto altro ancora...
Ancor prima di imparare a parlare, ogni bambino impara a tracciare segni, a scarabocchiare sui muri. Certo, non sta ancora scrivendo, nel senso letterale del termine, ma sta già tentando di dire qualcosa al mondo. Quel gesto primordiale contiene in sé il nucleo più profondo della scrittura: il bisogno di lasciare una traccia e di trasformare il vissuto in segno.
Scrivere è un atto istintivo e creativo: la parola ha radici indoeuropee in sker-, che significa “incidere una superficie, tracciare segni, intagliare”. Quindi, la scrittura è un gesto concreto che incide e plasma, rivela e separa, dando forma all’informe della coscienza. È anche un atto fisico che equivale a ricordare, ed è un atto mentale, riflessivo, che equivale a una forma di conoscenza. Italo Calvino amava ripetere che “scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”. Ma è anche il contrario: è scoprire qualcosa di nascosto dentro di noi e portarlo alla luce.
Si scrive per incontrare ricordi ed emozioni, e anche per incontrare il dolore. Non esiste esperienza umana che non possa essere trascritta, ma le parole che scegliamo per raccontarla cambiano la natura di quell’esperienza.
Il dolore, ad esempio, è per sua natura senza forma: invade, soffoca, attraversa senza chiedere permesso. Nel momento in cui decidiamo di scriverlo, esso inizia a trasformarsi. Diventa frase, immagine, racconto. Questa trasformazione non è un dettaglio astratto ed estetico: è un atto tangibile e terapeutico. Il trauma è ciò che rompe la linearità del senso, ciò che ci lascia muti. La scrittura restituisce al trauma un linguaggio, dandogli voce e forma. Non a caso i terapeuti concordano sul fatto che il dolore muto sia più insopportabile del dolore narrato, e che nominare ciò che ci fa male ci permette di metterlo a distanza, all’interno di un contesto e di una prospettiva. Non per negarlo, ma per osservarlo, riconoscerlo, comprenderlo.