Nell’Esercizio del Ricordo messo a punto in decenni di studio da Giovanni M. Quinti, e praticato nei gruppi interni de La Teca, si attinge proprio a questa dimensione, trasformando il Racconto delle immagini sorte nella propria interiorità in un vero e proprio strumento di conoscenza e di “trasmutazione”. Si parte dall’Attivazione del ricordo, si passa attraverso il Racconto condiviso del ricordo e si arriva all’Analisi condivisa del ricordo. Alla fine, vi è “Come” il singolo permette a quel Ricordo/Racconto di sé di agire nel tempo nella propria interiorità e, di riflesso, nella sua quotidianità, attivando e facendo respirare i simboli che in esso si sono presentati. Ovviamente, all’Esercizio non si arriva per caso o all’improvviso. È grazie alla stimolazione del corpo, mediante degli esercizi specifici, che giunge alla soglia della coscienza un flusso di immagini che sorgono dall’inconscio, attraverso le quali prendono vita simboli e storie inconsapevoli in cui l’immaginazione volontaria rimane fuori dalla portata dell’io e si affida al richiamo del Sé, all’eco che da esso promana. Sono vicende epiche, quasi leggendarie, vicende a tratti dolorose, spesso enigmatiche e apparentemente illogiche, ma che Esercizio dopo Esercizio finiscono con avere una loro consequenzialità, seguendo un filo che nessuno intravede prima che esso si dipani. 
Nel definirlo, Quinti ha spiegato: «L’Esercizio del ricordo è un viaggio spirituale non un trattamento clinico, rivela un io interiore e stabilisce un contatto con il divino. La sua pratica può illuminare, ma non è una cura per disturbi psicologici di cui invece si occupa la psicologia che lavora su basi scientifiche. L’Esercizio del ricordo rimane solo un mero strumento per la realizzazione della vita iniziatica». Quindi, se l’obiettivo della terapia è la risoluzione di complessi e nevrosi, nonché la salute e il benessere emotivo, quello dell’Esercizio del ricordo è creare un collegamento con il divino e favorire il risveglio spirituale, rimanendo complementare, ma non sostitutivo, rispetto al percorso terapeutico. Qui il racconto non è più solo parola cosciente, ma rivelazione dell’inconscio spirituale: «L’Esercizio del ricordo è un’esplorazione che coinvolge mente, anima e spirito all’interno del percorso gnostico cristiano», ha specificato Quinti. «Si tratta di un impegno verso una trasformazione continua che riflette la ricerca di una connessione con il Dio della Gnosi. L’esperienza va oltre la psiche individuale ed entra in comunicazione con l’inconscio collettivo e con la dimensione transpersonale». Si tratta a tutti gli effetti di un «viaggio spirituale che è un dialogo costante con Dio, il Quale non è separato da noi ma vive e si esprime attraverso le profondità del nostro cuore». Praticando l’Esercizio del ricordo non si guarisce da alcuna patologia, bensì si attiva un processo di riconciliazione con il nostro Sé più autentico e l’avvio di un “dialogo”. Cosicché ogni visione, ogni “puntata” dell’Esercizio diventa la tessera di un puzzle più ampio che ricostruisce la nostra identità spirituale: «La pratica ci conduce a comprendere che la nostra storia personale è un percorso intriso di spiritualità»

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