Einstein e Dio
Ripresi la parola: «Sapete della Lettera di Einstein su Dio?».[6]
Mi fecero cenno di “no” con il capo.
Narrai, sempre per quanto ricordi oggi, come Einstein attraversò diverse fasi nei suoi rapporti con Dio e la spiritualità.
In realtà ci fu sempre in lui, ebreo, una tensione spirituale che aveva qualcosa a che fare proprio con la passione. E il suo rapporto con dio (con la d minuscola) spiegava meglio di ogni altro cosa, come, dopo un breve periodo mistico, egli avesse scoperto l’ateismo pur non rinunciando affatto alla spiritualità. Non ignorò mai del tutto, a quanto sembra, quell’impronta sublime e l’ordine mirabile che si rivelano nella natura e nel mondo del pensiero. In qualche modo non rinunciò neppure all’idea di un dio che non fosse, e non potesse essere, quello della Bibbia.
Andando a memoria ricordai ai miei confratelli come scrivesse che la sua era una spiritualità scomoda, razionale, cosmica, che non conosceva dogmi né dèi concepiti a immagine dell’uomo. 
In risposta a un rabbino che gli chiedeva se, infine, credesse o no in D-io (con la D maiuscola) rispose di credere nel dio di Spinoza, che si rivela nell’armonia di tutte le cose. Dio sarebbe stato ciò che risplende, lo “splendore” del giorno e del cielo, la luce dell’essere disponibile al nostro sguardo, alla nostra sconfinata ammirazione, nonché, non da ultimo, all’intelletto che s’interroga. Ma poiché Dio, secondo il grande scienziato, non avrebbe mai messo esplicitamente in piazza i suoi misteri, agli esseri umani non sarebbe possibile vedere la luce stessa, ma solo ciò che è illuminato dalla luce. 
Ero tanto stanca.
Guido continuò sottolineando che l'uomo sarebbe per sua natura spirituale, il desiderio di Dio sarebbe inscritto nel cuore dell'individuo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio.
La scintilla d’oro è impressa nel suo essere ed egli sente il bisogno di trovare una luce per dare risposta alle domande che riguardano il senso profondo della realtà; risposta che egli non può trovare nel progresso e nella scienza empirica. L'uomo digitale, come quello delle caverne, cercherebbe nell'esperienza interiore e spirituale le vie per superare la sua finitezza e per dare un senso alla sua precaria avventura terrena. Là cercherebbe la risposta ai grandi enigmi della condizione umana: la natura dell'uomo, il senso e il fine della vita, il bene e il male, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera serenità, la morte, l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo. 
Con grande fatica ripresi la parola. Comunicai ai fratelli e ora in qualche modo trascrivo: ecco che torna la sete e fame. Fame e sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di Bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che ci spingono verso l'Assoluto; l'uomo porta in sé il desiderio di Dio, quella famosa scintilla che sarebbe in noi? Allora forse è proprio questa la fame e la sete che percepivamo insieme con i miei compagni di gruppo…E l'uomo che cerca, lo gnostico, sa, in qualche modo, di potersi affidare a questo nucleo profondo che lo abita. Chi come noi studia, ma soprattutto si abbevera ai vangeli gnostici da tempo sa che essi ci propongono una visione alternativa, o comunque diversa di lettura del messaggio di Gesù rispetto ai vangeli sinottici. Ciò che importa in questa tradizione è l’esperienza personale della conoscenza divina, piuttosto che seguire interpretazioni già date che possono finire in forme dogmatiche.
Per uno gnostico, Dio è uno stato dell’essere, qualcosa che sente di profondamente strutturato in sé, non un Dio lontano e inafferrabile.
 
Ci guardammo. Sazi? Oppure sentivamo dentro di noi ancora fame e sete di cose vere, di valori importanti, di salvezza umana e spirituale, terrena ed eterna? 
Del resto, eravamo lì da due giorni, al seminario, anche per questo.
Ivo, citando a memoria dal Vangelo di Giovanni, si riagganciò alla fame e alla sete: “…io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà sete mai”.[7]
Mano nella mano condivisi qualcosa del genere: occorre coltivare la fame e la sete di Dio; cercare la sua acqua, che disseta veramente, il suo pane che è pane di vita eterna. Senza sprecare energie in tante cose che non ci sono di alcun aiuto e non saziano. Acqua e pane che Dio ci dà in sovrabbondanza.
Il silenzio intorno a noi era quasi assoluto: abbracciandoci, ci augurammo la buonanotte.
Mi girai per l’ultima volta e mormorai qualcosa come: credo che di tutto questo ci abbia parlato implicitamente la nostra guida oggi durante il nostro Seminario. La Gnosi in fondo, attraverso la fame e la sete di conoscenza, tenta di portarci ad esperire lo stato cristico dentro di noi.
 
[6] Einstein A., Lettera su Dio inviata al filosofo Eric Gutkind, autore del libro, Scegli la Vita: la chiamata biblica alla rivolta.
[7] Gv 6,33-35.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?


Ricevi gratuitamente ogni nuovo numero de Lo Sguardo Interiore direttamente nella tua email.

 

ISCRIVITI GRATIS