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A Love Supreme
Restammo in silenzio ad ascoltare. È un brano di molte decine di anni fa. Ascoltammo assorti: dopo un lungo silenzio mi sentii di spiegare.
Questo è quanto ricordo di aver detto quella sera.
Il jazzista Coltrane, ateo, aveva ammesso candidamente, dopo il suo concerto, che forse in quel momento sembrava rivolgersi a Dio con una preghiera laica, un inno interiore che anelava al divino.
Ascoltammo di nuovo, in silenzio, il brano. Poi illustrai ai miei confratelli come il jazzista disse che si trattava di un’invocazione necessaria per lui in quel momento: gli era sembrato di intravedere l’inafferrabile essenza dell’arte, intesa come strumento per dialogare con il Magnum Mysterium del Divino.
Alla domanda su cosa avesse in realtà suonato, precisò: «Soltanto… musica…».
L’artista in quell’occasione disse di voler accogliere e abbracciare tutte le credenze e le tradizioni sacre ed elevarsi verso l’Ignoto tramite una preghiera che credeva laica composta da suono e melodia, silenzio e canto. Voleva essere, nei suoi intenti, un percorso di ricerca che scardinasse l’equilibrio teso tra composizione ed improvvisazione, avvicinandolo alla sacralità di opere di alcuni grandi del Novecento quali Stravinsky e Arvo Part.
Pescando con fatica nella mia memoria, riferii di aver letto che verso la fine della prima esecuzione Coltrane, con lo sguardo rivolto all’alto, staccò la bocca dal sassofono e ripeté cantando, cosa inaudita per un jazzista, per 15 volte A Love Supreme. Poco prima di vocalizzare il riff aveva suonato le stesse 4 note per ben 37 volte, “un assillo, una necessità, un mantra” dirà il suo biografo, Kahn, aggiungendo che la suite divisa in 4 parti, formava “un’opera assimilabile a un canto gregoriano contemporaneo”.[1] Sembrava intendere che il fraseggio inquieto e irrequieto, quasi logorroico e debordante dell’artista, e la sua incessante ricerca del suono come atto creativo fosse, in quel momento, al centro di un suo personale viaggio meditativo e spirituale, congiungendo così la voce interiore dell’anima con l’Universo.
Citando a memoria tra le parole da lui cantate, aveva detto qualcosa come:
“… Dio respira attraverso di noi così delicatamente che nemmeno ce ne accorgiamo, eppure Egli è il nostro tutto…”.[2] Niente male per un ateo.
Maria aggiunse citando a memoria che non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Forse Coltrane, con la sensibilità tipica dell’artista, percepiva che l'uomo non è chiamato solo alla vita fisica e storica, ma anche alla comunione con l'infinito e l'eterno. Come se in lui persistesse un desiderio di Dio, razionalmente negato, che lo rendesse inquieto fino a quando quest'ansia non si fosse placata. Di nuovo, la fame e la sete?
Alle parole della consorella mi tornò alla mente un salmo che suonava più o meno così: “... o Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anelo, come terra deserta...”[3]
Maria ricordando a memoria rispose: “… mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca…”.[4]
A questa fame e questa sete che sembrava ormai aver contagiato tutti i presenti, il Divino ci rispose con la sua parola e con la sua vicinanza.
Il vangelo, del resto, ci parla di Gesù, il quale vedendo una grande folla ha compassione per loro, guarisce i malati e compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Torniamo a quella sera: il nostro gruppetto ripiombò nel silenzio.
Percepimmo, forse tutti, un po’ d’ansia o stanchezza. Ma no, è proprio ansia…
Guido, l’intellettuale del gruppetto, si incaricò di riassumere, e questo è quanto ricordo. Viviamo in un'epoca in cui sono evidenti i segni del secolarismo e Dio sembra sparito dall'orizzonte, o diventato una realtà verso la quale si rimane indifferenti. Vediamo, però, allo stesso tempo, anche molti segni che ci indicano un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell'importanza di Dio per la vita dell'uomo, un'esigenza di spiritualità, di superare una visione puramente orizzontale e materiale della vita umana. Guardando alla storia recente, è fallita la previsione di chi, dall'epoca dell'Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede. Una ragione che avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e avrebbe dissolto il mondo del sacro, restituendo all'uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua autonomia da Dio. L'esperienza del secolo scorso, con le due tragiche Guerre mondiali, ha messo in crisi quel progresso che la ragione autonoma, l'uomo senza Dio, sembrava poter garantire. L’individuo, al contrario, sembra conservare, in modi diversi tra loro, il desiderio di Colui che lo chiama all'esistenza: oggi, il fiorire di tante spiritualità variegate, testimonierebbero questa essenziale ricerca da parte di molti.
Dice Giovanni nel suo Vangelo, e mai come ora quelle parole risuonano chiare: “… io sono il pane vivo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno…”.[5]
Silenzio.
[1] Kahn H., A Love Supreme, Storia del capolavoro di John Coltrane, Il saggiatore, Milano, 2004.
[2] Coltrane J., da A love Supreme, dicembre 1964.
[3] Salmo 63.
[4] Salmo 62.
[5] Gv 6,51-58.