Ricordi di un dopo seminario che ci mostra come nel profondo di ciascuno di noi abiti il desiderio di “Altro”... anche nel profondo di personaggi storici e artisti insospettabili. Un desiderio che anela di essere placato da pienezza. Che sia fame e sete d’Amore?

Fame e sete 
Ricordo che era sera tardi: avevamo seguito un Seminario con la nostra Guida. 
I lavori erano appena terminati e mentre ci avviavamo a dormire, un gruppetto di noi, che si conosce da anni, improvvisamente si fermò e si sedette su un comodo divano. Una forza misteriosa sembrava prevalere sul sonno. Ci guardavamo negli occhi e forse ripensavamo agli argomenti trattati, alle emozioni suscitate in noi.
La domanda di Ivo, che ricordo alla lettera, mi arrivò come una fucilata in pieno petto: «Ma tu, Paola, scusa l’indiscrezione, credi in Dio?». Non me l’aspettavo… ricordo che mi mancò per un attimo il respiro. Non che non credessi evidentemente, ma ho sempre avuto una sorta di ritrosia verso questo modo di esprimere la mia interiorità.
Mi venne in aiuto la sapienza di Jung: «Io non credo, io so». E così risposi. Seguì la mia spiegazione di aver provato questo particolare sapere in alcuni momenti di meditazione profonda.
Il sonno pareva scomparso, mi sentivo sveglia e vigile.
Parlando, ricordo che percepii improvvisamente in me qualcosa di inatteso: una fame e una sete interiori straordinariamente forti. Che succedeva?
Ne parlai con gli altri, e dopo alcune considerazioni, Guido azzardò e queste furono le sue parole precise: «Che siano fame e sete d’Amore?».
Restai basita davanti a tale intuizione che davvero forse mi riguardava, ma concerneva anche altri o lui stesso. Ma sì, in effetti poteva essere. Mi tornarono in mente certi accenni fatti dalla nostra guida nel corso del pomeriggio.
Domandai a mia volta di quale Amore stesse parlando. Seguì un lungo silenzio.
«Amore per quella scintilla d’oro che ci abita, o per Dio per dirla in altri termini…» aggiunse Pietro, di cui ricordo parola per parola.
Ammisi prima tra me e me, e poi riferii agli altri, di avvertire qualcosa di sconosciuto che si agitava nel profondo.
Ci chiedemmo a turno cosa ci stesse succedendo. Non arrivavano risposte esaurienti, tranne forse renderci conto che stavamo davvero, in qualche modo, continuando sulla scia dei lavori del Seminario.
Ci eravamo persi per strada la fame e la sete…  
Ma no! Eccole che tornarono a farsi sentire, più forte, la fame e la sete d’Amore. 
Sentii un suono dolcissimo riecheggiare dentro di me, e ricordai che sul mio Spotify avevo salvato una musica particolare che volevo condividere con i miei confratelli:
A Love Supreme, uno straordinario brano di jazz.

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