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Questi sono gli Io che si avvicendano nel corso delle giornate di Luigi. Si tratta di strutture psichiche ben consolidate negli anni, e che il nostro narratore oramai ha imparato a conoscere sempre meglio.
Ma allora cosa possiamo dire riguardo alla sua essenza? Nel corso della vita gli Io essenziali apparterranno a due diverse dimensioni: l'Essenza in luce o l'Essenza in ombra.
Gli Io dell'Essenza in ombra sono le parti che si separano dalla consapevolezza, che non sono agite, nemmeno pensate, che sono state rinnegate e ostacolate dall’ambiente circostante. Quindi l’Essenza in Ombra rappresenta tutti i contenuti rifiutati, rimossi, non autorizzati dalla coscienza.
Sono le esperienze che producono sofferenza a frammentare l’Essenza nei vari gruppi di io che si ritirano nell’ombra. Le parti “desideranti” però non scompaiono, inizieranno a premere per la soddisfazione dei bisogni, condizionando i comportamenti dell’adulto al di sotto della sua consapevolezza. Sono quindi tutti quegli aspetti relazionati con senso di colpa, vergogna, svalutazione di sé, fragilità, infantilismo, paura, rabbia, o codici culturali e sociali.
Luigi ci offre la descrizione di uno tra i suoi Io essenziali in ombra.
Ubaldo entra in un bar e si sente gli occhi addosso. Lui pensa a quel che gli altri possono pensare di lui. E non sono di certo dei buoni pensieri... E perché mai? Perché Ubaldo si sente figlio dell'errore, menomato dalla nascita, incapace di rimediare. Lui è un piccolo uomo con un grande difetto. E nessuno lo può aggiustare. La natura del suo grande difetto? È condannato a non essere capace, non essere compreso, non essere considerato. Lui non esiste. Vorrebbe tanto essere visto, ma è talmente piccolo e insignificante che tutti quanti pensano tra sé e sé: "ma come mai è così strano? Cosa avrà fatto? Non mi sembra tanto normale. Non sta tanto bene...". Ecco, Ubaldo non sta bene, Ubaldo è irreversibilmente malato. Di una malattia che erompe da una convinzione così antica che servirebbero mille anni per tornare indietro ed estirparla. Lui è figlio di una storia che ormai non può più cambiare. Dentro quest'essere c'è un vuoto profondo. E le pareti di questo profondo vuoto trasudano il freddo di un desiderio che non può più essere esaudito. Ubaldo sa che nessuno lo ama, perché tutti lo deridono per le sue differenze, le sue debolezze, i suoi difetti, le sue incapacità. Lui è l'uomo più piccolo e più solo del mondo. Ogni volta che entra in quel bar la sua paura lo terrorizza. Quando ne esce, la testa è china e il cuore piange la tristezza del fallimento.