Cos'è che ci spinge così tanto fuori di noi? Così lontano dal nostro centro da farci perdere il suono della voce di Dio? Da farci precipitare nell'abisso del dolore che trasforma il nostro cuore in un macigno? 
Oh, quanto è difficile stare profondamente in ascolto di queste domande! Abbandonarsi alle emozioni e lasciarle emergere dal profondo. Lasciare che raggiungano la nostra consapevolezza facendosi strada tra strati e strati di pensieri, interpretazioni, idee, giudizi, opinioni, razionalizzazioni, scissioni, rimozioni, per arrivare a toccare la nostra coscienza e farla tremare dalla testa ai piedi. 
Tremare, sì, perché ciò che ci raggiunge è tremendo ed è stato sepolto negli abissi della nostra anima dalla notte dei tempi. 
Ciò che ci terrorizza è la paura più ancestrale, irrazionale, viscerale e pervasiva che possiamo provare: la Paura della Morte. Non della morte in generale, no… Della tua morte. Tu, proprio tu. E dopo esserti raccontato che è dolore per la morte di un altro, ti rendi conto che è solo tua quella paura. Sei tu che hai paura di morire, che hai paura di soffrire.
Lì dove sei finito, spinto fuori da te dalla Paura, non ti giunge più la voce di Dio e sai di essere rimasto solo.
C'è chi in questa solitudine disperante si perde e non riesce più a ritrovare una strada per risalire dal pozzo buio e senza fondo nel quale è precipitato. C'è invece chi, per una qualche inspiegabile ragione, riesce a sentire una spinta interiore, una forza centripeta che inizia ad attrarlo verso un nucleo esistenziale, una sorta di sole che, emanando un'energia magnetica, dà vita a un percorso faticoso, a una risalita verso l'ignoto. 

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