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Forse hai già sperimentato questa condizione, anche per delle piccole morti che hai vissuto nella tua vita. La sensazione di essere in trappola, di non avere via d'uscita, di essere solo al mondo e totalmente impotente. Il tuo corpo si ribella, le gambe non ti reggono in piedi, le tue certezze effimere perdono di efficacia e nel tuo petto una morsa attanaglia il tuo cuore, dove rabbia e paura si confondono e ti confondono, facendoti perdere il senso dell'orientamento.
Dove finisce Dio, quando siamo immersi nel dolore?
Viene risucchiato in un buco nero, vuoto e gelido, scompare alla tua vista, non senti più la sua voce. E allora potresti pensare: è tutto un bluff. Quello che ho sentito, che ho percepito, in realtà non esiste. È mera illusione.
Una persona un giorno ha usato queste parole per descrivere questa esperienza: «La sofferenza è uno scandalo». Lo scandalo è qualcosa di moralmente inaccettabile, qualcosa che non ti aspetti e che scompagina un ordine esistenziale. Eppure dovremmo essere pronti a questo, dato che soffrire e morire sono le uniche vere certezze che abbiamo nella nostra vita.
Se poi fossimo un po' più attenti e ci guardassimo intorno con maggiore empatia, gli uni verso gli altri, vedremmo come la vita di tutti coloro che incontriamo è attraversata da grandi sofferenze. E poi se allargassimo ancora il nostro sguardo, vedremmo come il mondo sia teatro quotidianamente di sofferenze atroci e di mostruosità.
Se solo avessimo il coraggio di ascoltare il grido di dolore che ogni giorno si solleva dalla Terra! Allora la nostra personale umana sofferenza potrebbe apparirci quanto meno "normale". Ma non è così. Perché quando arriva la tuasofferenza sei impreparato, sorpreso, scandalizzato.
Vieni sbattuto fuori da te stesso, privato del contatto con il tuo centro, alla periferia del tuo essere.