Come fare in pratica
La maggior parte di noi pensa che per essere presenti ci sia bisogno di situazioni speciali ma non è così. Certo è pur vero che in uno stato meditativo, con calma e silenzio attorno è più facile ma la nostra palestra di allenamento è in ogni momento della giornata.
Qualcuno ci ha forse insegnato a cercare l'eternità? E come farlo? L’eternità è già qui nel momento presente.
Anche quando siamo esteriormente in silenzio, la mente non si ferma mai. Un fiume di pensieri (circa 6500 al giorno dice la scienza) scorre ininterrottamente: questo chiasso mentale distrae la nostra coscienza e le impedisce di sentire la voce interiore della scintilla divina.
Possiamo fermare questo chiasso? Possiamo, con un atto della volontà, imporci di non pensare? Bisogna allenarsi… Ma ancora il saggio Krishnamurti avrebbe molti dubbi su questo. Era convinto che combattere con delle imposizioni della volontà ciò che proviene dal nostro Ego sarebbe solo un modo che, di fatto, rafforzerebbe unicamente ciò di cui vogliamo liberarci tenendolo fisso nei nostri pensieri.
Tale rumore di fondo nella nostra mente è l’espressione dell’insieme di Io, di aspetti che formano la nostra persona, ciascuno dei quali cerca di conquistare l’attenzione della coscienza. E allora, cosa fare?
La nostra coscienza dovrebbe aspirare a rendersi indipendente dai tentativi di condizionamento egocentrico di tutti questi Io, a sentire nel profondo l’unica vera ed importante voce, quella della scintilla divina che ci abita. La voce di questa scintilla non si impone come quella degli Io ma si esprime silenziosamente e lascia sempre alla coscienza la libertà di ascoltarla o meno.
Se la coscienza aspira veramente a udire tale voce, deve trovare il silenzio. Solo calmando le tempeste mentali è possibile udire la voce del silenzio (The sound of silence). Se aspiriamo a percepirla, la coscienza si dispone naturalmente in modo da essere meno permeabile alle voci degli Io che ci abitano. Essa può così attirare a sé ciò cui dare ascolto e cercare di respingere ciò che ritiene pericoloso o disarmonico per se stessa. Se la nostra coscienza si orienta sul fine di udire il silenzio che è voce interiore, essa potrebbe attirare a sé l’aiuto della grazia. Tale aiuto le darebbe sempre più la forza per rimanere orientata su questo alto ideale.
Perseverando nell’orientamento sul divino in noi, la forza delle voci degli Io si indebolirà perché avremo smesso di alimentarla. Sotto una guida esperta (psicoterapeuta o guida spirituale) tali voci talvolta però potrebbe essere utile anche ascoltarle…