Spesso ci perdiamo, perché il nostro valore dipende da ciò che facciamo, da come ci vedono gli altri, da come ci vogliono, e non da ciò che siamo davvero. Prendiamo invece coscienza del fatto di non essere solo le nostre azioni ma di essere un io che vive e che sa dirsi: «È vero, ho sbagliato, ma io non sono quello sbaglio. Posso sbagliare senza perdermi, posso sbagliare e decidere di amarmi ancora».
Quante volte non ho ammesso di aver commesso un errore? Molte, e questo ha causato malessere, distanza e incomprensione tra me e gli altri. L’atteggiamento sano da sviluppare è quello di diventare responsabili delle nostre azioni. Questo non vuol dire non sbagliare, ma coltivare un senso di onestà verso noi stessi e l’altro, guardarsi dentro, prendere coscienza, cercare di porre rimedio e imparare dallo sbaglio commesso. Di ogni azione, se voglio andare più in profondità, cerco di intravedere l’intenzione: cosa c’è di invisibile dietro a ciò che è visibile? Perché quell’uomo o quella donna stanno compiendo quell’azione? Di che cosa hanno bisogno? Forse stanno riproponendo il loro vissuto agli altri? No, non è una giustificazione ad atti terribili, ma è una presa di coscienza che spesso dietro al male si cela il dolore. Osserviamoci, scriviamo un diario…
Primo passo: imparare a disidentificarci dai nostri errori e acquisire la capacità di vedere i nostri stati interni. Dire la verità e comunicarla all’altro, quando è possibile, e con i tempi giusti.
Secondo passo: cercare di osservare ciò che accade da più punti di vista, perché la realtà è guardare attraverso il lato di un cristallo dalle mille sfaccettature.
Gli altri passi potremo muoverli insieme, lasciandoci meravigliare da quanto accade.
IL POTERE DEL SENSO DI COLPA
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- Scritto da VIOLA CACACE
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