«Durante le mie lezioni mi capita di osservare studenti che hanno molta difficoltà a intervenire. Proprio giorni fa, uno di loro mi confidava che, a causa della sua timidezza, non riesce mai a esprimere in classe quello che pensa. Mi dice di sentire dentro di lui una forza grezza, violenta, un giudice arcigno che lo spinge a superare questo limite, facendolo sentire una nullità. Ecco un esempio di fragilità. Il desiderio di superare un limite e non farcela. La forza severa può sortire alle volte qualche risultato, ma non è vera forza perché è frutto di una costrizione. Ascoltando invece quella parte timida e in difficoltà possiamo accompagnarla al superamento dell’ostacolo in modo più amorevole, attendendo con pazienza che maturi una trasformazione interiore. Così, veniamo incontro alle nostre fragilità e, se decidiamo di ascoltarle profondamente, possiamo forse scoprire che arrivano da lontano, magari da ferite infantili o da relazioni che ci hanno procurato sofferenza.» 
Il professore prosegue: «Esistono fragilità che ci danneggiano profondamente nella nostra dignità, come quando, di fronte a un’aggressione, non siamo in grado di proteggerci. Prendiamo, ad esempio, una donna che da anni subisca violenza dal suo partner, incapace di uscire da quella prigione. Qui, attraverso una graduale presa di coscienza del proprio valore e con un proficuo lavoro interiore, può farsi strada una forza che può portarla a prendersi cura delle proprie ferite e a prendere finalmente in mano la propria vita. Possiamo immaginarla in un cammino di lavoro su di sé e incontrarla qualche anno dopo con un viso diverso, capace di fare scelte appropriate per sé in un territorio finalmente libero dove si aprono strade di ulteriore crescita e trasformazione. E allora sì che la fragilità può essere un punto di partenza per ritrovare se stessi e la propria vera forza. “Ho litigato con mia moglie, è sempre la solita egoista!” oppure, “Mia figlia mi farà impazzire con tutte le sue menzogne...”, “Oh, anche oggi… il mio capo, schizzato più del solito!”. La normale tentazione è quella di essere risucchiati in reazioni automatiche che ci trascinano in dinamiche di giudizio e di aggressività. Questi attriti possono invece essere l’occasione di un’osservazione interna.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?


Ricevi gratuitamente ogni nuovo numero de Lo Sguardo Interiore direttamente nella tua email.

 

ISCRIVITI GRATIS