Può essere vero, piuttosto, che la vera forza sia legata a doppia mandata alla debolezza, e che la debolezza sia connessa alla verità, ovvero all’essere pienamente se stessi. Quando sono al capezzale di un malato, o a fianco di una persona che sta attraversando un profondo dolore, sono a diretto contatto con la sua verità. Non esistono maschere, finzioni: la relazione va dritta al cuore e da qui si genera una spontanea e vera comunicazione.
Frank Ostaseski, che da anni lavora con malati terminali, recentemente è stato colpito da un ictus e avendo fatto esperienza diretta della vulnerabilità, così la descrive: «La vulnerabilità ci offre la possibilità di un’apertura, di una permeabilità verso il mondo. Sentendoci vulnerabili diventiamo porosi e il mondo nella sua bellezza, come nei suoi orrori, può entrare e imprimersi nella nostra anima. Se accogliamo la nostra vulnerabilità, la forza che normalmente impegniamo per resistere al dolore allenta la presa, possiamo rilassarci e cominciare a smantellare quel muro di difesa dal dolore che ci separava dal mondo. Abbiamo bisogno di sentirci vulnerabili perché questo ci permette di realizzare la nostra piena umanità, ovvero l’essere forti ma al contempo e nella stessa misura l’essere fragili».
«Scusi professore, ho allungato l’occhio su quello che sta scrivendo, posso farle una domanda?
Che cosa significa riconoscere la nostra fragilità?». Per niente indispettito, anzi, quasi intenerito dalla curiosità del suo studente, il professore si accinge a rispondergli e, al contempo, scrive.
LA FORZA DELLA FRAGILITÀ
- Dettagli
- Scritto da GIOVANNA COSULICH
- Categoria: Articoli completi
- Visite: 300
Pagina 2 di 6