il fenomeno delle esperienze psichiche
È utile qui introdurre un’immagine biblica: l’esperienza del Tabor. I vangeli narrano che Gesù si trasfigurò davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, mostrando il suo viso luminoso e gli abiti risplendenti (Mt. 17:2). Gli apostoli scoprono una dimensione occulta della realtà di Gesù: sempre era stata lì, ma ora si rivela con chiarezza. Qualcosa di simile accade nelle esperienze psichiche o spirituali: non creano una nuova realtà, ma permettono di intravedere il profondo che di solito rimane velato. Un doppio insegnamento. Da un lato si mostra la bellezza nascosta nella realtà materiale, dall’altro si ricorda che la visione non basta: dopo l’esperienza, i discepoli devono affrontare la vita ordinaria e continuare a camminare verso Gerusalemme. L’esperienza eccezionale si integra e si traduce come compromesso concreto.
Possiamo allora concludere che le esperienze psichiche straordinarie sono fenomeni reali, studiati in diversi campi, che ci sfidano a comprendere. Non è tanto importante se accadono “dentro” o “fuori”, ma se aprono il cuore all’amore e se favoriscono l’integrazione personale. La ricerca della “meraviglia” può essere una tentazione di evadere; l’accoglienza umile di ciò che accade invece, è una porta di trasformazione.
La detta scultura del Bernini lo illustra bene: la freccia che ferisce Teresa simboleggia la croce di dolore e gioia, di carne e spirito, del limite umano e l’apertura al divino. Siamo chiamati a integrare la psiche e lo spirito, l’interno e l’esterno, il quotidiano con ciò che è straordinario. Il vero frutto non si misura dall’intensità del fenomeno, ma dalla profondità d’amore che produce in noi.