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La trasmissione del prezioso dono della vita è nelle nostre mani. Chiunque abbia i requisiti biologici di fecondità può diventare madre o padre già in giovane età, ma si può spingere, con i trattamenti medici, molto più in là negli anni di quanto sarebbe desiderabile. Abbiamo questa dotazione genetica, tranne i casi di infecondità, e non dipende da un livello culturale o economico. Intervenire con leggi che autorizzino la maternità può condurre a un regime totalitario o minare la libertà delle persone in modo grave. Scommettere sull’equilibrio mentale è adottare un criterio elastico, come si osserva nelle campagne presidenziali nordamericane, secondo i propri candidati. Privare chi non può garantire un benessere economico di avere figli è condannare i poveri a un’infertilità imposta. Sì che esistono leggi che proteggono la maternità o guidano alla cura e alle attenzioni, ed è buono che sia così. Malgrado ciò vi sono temi di polemica, come nel caso dell’aborto che spesso si usa più come un metodo contraccettivo che come alternativa a una situazione limite. La vita ha il suo proprio dinamismo e pretendere di limitarlo ha conseguenze a volte imprevedibili. Il controllo estremo delle nascite in Cina, durante alcuni decenni di grande sviluppo, influisce sull’evoluzione della piramide demografica in modo tale da scuotere le fondamenta della sua società. Nei paesi occidentali, adesso, si tutela molto la natalità perché gli indici sono molto bassi. Ciò significa che per mantenere il sistema produttivo e il benessere sociale si deve contare sul contributo dei movimenti migratori, che però superano le previsioni iniziali. L’incidenza della natalità nei paesi democratici incide sulle urne, perché chi domina la natalità domina anche le urne. Si arriva ad avere una relazione contraddittoria con gli immigrati: né con te, né senza di te. Toccare la natura può avere conseguenze di ogni tipo.