Durante le terapie e le consultazioni, le narrazioni sono filoni che corrono paralleli alle storie delle disavventure e delle malattie dei pazienti. Non vengono ascoltate solo dall’Io e dalla coscienza, ma altri strati psichici le comprendono a un livello più profondo, perché condividono gli stessi codici e si basano sui medesimi presupposti, iscrivendo le vicende personali nell’ampio disegno che appartiene all’umanità e alla natura.
I sogni sono loro simili, soprattutto quelli che si scostano dalle preoccupazioni quotidiane (che a volte invadono anche le notti, non permettendo un buon ricambio energetico) per mostrare la situazione che stiamo vivendo da un punto di vista inaspettato, imprevedibile, sorprendente. Come nelle fiabe, durante la notte possono arrivare animali misteriosi, che si trasformano in essere umani come i principi e le principesse, liberati dagli incantesimi dei complessi. Altre volte nell’oscurità del bosco si perde il sentiero, e una presenza un po’ magica dona l’orientamento, oppure si attraversano deserti di amarezza e di lacrime per ritrovare una parte smarrita, che avevamo dimenticato di nutrire e ospitare. Alberi dai rami frondosi accarezzano le ferite, inargentandole nella guarigione; belve feroci si fanno mansuete e difendono le fragilità dei traumi; un pezzetto di ramo è un bastoncino magico che regala bacche e fiori - e non gioielli - portando il tesoro della spontaneità. Grazie ai sogni ci ritroviamo immersi in trame di senso che guardano alle nostre peripezie ben sapendo che l’esistenza non procede in linea retta, verso mete idealizzate, ma si snoda tra ombre e luci, cadute e riprese, spoliazioni e ritrovamenti.
LE FIABE, TERAPIE PER IL CUORE
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- Scritto da GIULIA VALERIO
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