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L’accoglienza e la gentilezza sono attitudini del cuore che possiamo preservare nelle nostre azioni di difesa, oppure contundenti, come lei le definisce… e perfino nelle battaglie per affermare obiettivi e finalità che sentiamo profondamente giusti. Come la lotta agli stereotipi e ai pregiudizi sul femminile. Vi è una forma di sessismo, definito “benevolo” che è molto pernicioso e sottile; risulta invisibile alle donne proprio in quanto immerse ormai da secoli nell’accettazione, divenuta quasi genetica, di certi stereotipi. L’uomo gratifica la donna per certe sue capacità di genere, giustificando il mantenerla separata da una serie di ruoli e atteggiamenti che sente esclusivamente suoi. La donna si bea e si sente valorizzata da questi riconoscimenti, sentendo di rimanere fedele alla sua “identità”. L’affetto dell’uomo e la sua protezione, uniti al benevolo riconoscimento, aumentano nella donna i sentimenti di lealtà, continuando un dualismo di complementarità dei ruoli che blocca la donna in quello “tradizionale”.
Riporto, dagli studi effettuati dall’Università Bicocca di Milano (2014), il fenomeno del cosiddetto Big Two, due modalità di riferimento per il popolo maschile e quello femminile, riconosciuti dall’85% delle persone, in cui si associano all’agency caratteri maschili, come la competenza, l’essere orientati al compito e agli obiettivi, l’essere solidi e centrati su se stessi, e alla communality caratteri femminili di calore e relazione, come il pensare agli altri, l’essere attente ai loro bisogni, la comprensione, l’empatia… Queste credenze vengono percepite falsamente naturali, quindi desiderabili e moralmente corrette, orientando in modo sommerso le carriere professionali e alimentando la disuguaglianza nelle opportunità.
Non si tratta secondo me di cambiare un abito a favore di un altro, ma di imparare a integrare agency e communality senza lasciarsi condizionare da pregiudizi sociali dei quali noi stesse donne siamo spesso ancora complici.