È più difficile svuotarsi di sé, dei ridicoli aneliti di potere e supremazia, per diventare una canna vuota nella quale il vento dello spirito possa suonare la sua melodia di dolcezza e di sapienza. Anche le donne certamente si perdono, più facilmente quando aderiscono, seppure inconsciamente, al sentimento di indegnità per modellarsi su atteggiamenti di durezza e di predominio. Credo che una donna possa accedere un po’ più facilmente alla capacità di commuoversi, di sentire empatia per le ferite degli esseri umani, di abbracciare la nascita e la morte come ritmi di una vita che è infinita. Questa capacità ci rende più “vicini” a percepire il regno dei cieli, il cui seme è nascosto nelle profondità del cuore.
I forti templi, le monumentali chiese, i dogmi e le carriere corrompono la spiritualità. Un essere umano può, grazie a un percorso di autoconoscenza e di amore incondizionato, semplicemente chiudere gli occhi e vivere la più alta esperienza spirituale nel profondo del suo cuore. Fatto questo, è ricolmo di amore e di gioia e può diffondere intorno a sé il profumo di Dio. Forse, per un uomo, arrendersi a questa semplicità e smettere di identificarsi col dio delle guerre e del potere, è più difficile. Anch’egli è vittima della stessa convinzione culturale, che in lui la forza egoica e il potere mondano debbano prevalere. Ciò non gli permette di incontrare la luminosa fragilità della sua essenza, porta di accesso al Regno dei Cieli.
SPIRITUALITÀ E RELIGIONE
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- Scritto da CLAUDIA FINETTI
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