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Gurdjieff lo diceva senza giri di parole: se i Vangeli ci dicono cosa fare, la pratica ci insegna come farlo.
Se dunque il nostro cadere nel sonno della coscienza dipende dall’identificazione, dalla dispersione dell’attenzione e dalla perdita di radicamento, come possiamo imparare a essere più svegli e a mantenere più spesso quello stato di ricordo di sé di cui parlano i maestri di tutte le tradizioni?
Esistono molti esercizi e pratiche utili per ottenere e mantenere uno stato di presenza, ma alla base deve esserci qualcosa di più profondo di una semplice tecnica: un impulso emozionale cosciente.
Non parliamo di un’emozione comune, ma di una emozione superiore, sottile e luminosa, che nasce quando, anche solo per un istante, abbiamo toccato un livello più alto di coscienza. È da quella vibrazione che nasce il vero intento, la volontà di restare svegli.
Senza questo fuoco interiore, gli esercizi restano meccanici; con esso, invece, ogni sforzo si anima di significato. È qui che inizia quella che gli antichi maestri chiamavano la lotta contro il sonno della coscienza, una pratica silenziosa, quotidiana, che si esercita dentro di noi, trasformando il sonno in presenza.
Ci sono molti strumenti che possono aiutarci in questo cammino: dagli esercizi descritti nei testi della Quarta Via, come il ricordo di sé, l’osservazione imparziale, il ritorno al corpo e al respiro, fino alle pratiche che troviamo già nei Vangeli, canonici e gnostici. Il “vegliate” di Gesù, la preghiera del cuore, il gesto di “entrare nella propria stanza interiore” sono tutte forme di richiamo alla presenza.
È fondamentale però comprendere che non dobbiamo aspettarci da questi esercizi uno stato di presenza costante, ventiquattro ore su ventiquattro, almeno non in tempi brevi. La coscienza si espande a onde: ci si ricorda, poi si ricade, poi ci si ricorda di nuovo. E già questo è un risultato immenso.
Come insegnano tutti i grandi maestri, la vera arte non è quella di non dimenticarsi mai di sé, ma quella di ritornare, ogni volta, a quello stato di presenza. Ogni ritorno è un piccolo risveglio, un passo reale sulla Via.