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La comparsa dei primi ominidi avviene qualche milione di anni fa, tempi che geologicamente sono recentissimi rispetto alla storia della Terra, mentre la nostra specie compare solo 300 mila anni fa. Per più del 90% della sua storia, l'Homo sapiens vive in piccole bande di cacciatori-raccoglitori nomadi, largamente influenzato dall’ambiente terrestre, e solo poche migliaia di anni fa, grazie anche alla stabilità climatica olocenica, diviene stanziale, agricoltore e allevatore, e comincia a influenzare e ad alterare a sua volta l’ambiente. Ma è solo con l’avvento della tecnologia moderna, negli ultimi secoli, che le trasformazioni diventano senza precedenti. Sebbene l’Antropocene[1] non sia stato ancora ufficialmente riconosciuto come era geologica dalla comunità scientifica, è innegabile che esista una scala temporale, molto più breve di quelle tipiche della geologia, dove l’uomo ha causato modificazioni senza precedenti. Sei dei nove limiti planetari[2] sono già stati superati: cambiamenti climatici, integrità della biosfera, modifica dei cicli biogeochimici, cambiamenti nell’uso del suolo, introduzione di sostanze chimiche sintetiche, sfruttamento delle risorse idriche. In particolare, le concentrazioni attuali di CO2 sono senza precedenti nella storia dell’uomo, e dobbiamo risalire a oltre 3 milioni di anni fa per riscontrare valori simili. In 150 anni, un periodo insignificante su scale geologiche, l’uomo è riuscito quasi a raddoppiare le concentrazioni di questo gas serra, un incremento mai riscontrato nemmeno a seguito degli eventi catastrofici naturali avvenuti sulla Terra.
Homo sapiens sta intervenendo nella storia naturale della Terra in maniera innaturale: mai nessuna specie vivente è stata in grado di alterare in maniera così rapida e intensa gli equilibri fisici e biologici. Egli sta comprimendo e confondendo le scale temporali umane e geologiche, consumando risorse, alterando ecosistemi ed ambienti naturali e mettendo a repentaglio la vita di tante specie, compresa la propria. Oltre un milione di specie sono a rischio e il tasso di estinzione di oggi è da 1.000 a 10.000 volte più alto di quello naturale, tanto che si sta parlando di “sesta estinzione di massa” in corso.
Sarà sufficiente la sola tecnologia per trovare nuove soluzioni alle crisi ambientali a cui siamo di fronte? Oppure occorrerà affrontare tali crisi in maniera più organica, coinvolgendo altre conoscenze, non solo quelle tecnico-scientifiche, ma anche quelle sociali, politiche e psicologiche, ridando spazio e dignità anche ad antichi saperi? Possiamo contemplare all’interno dell’evoluzione della specie umana, accanto al tanto auspicato sviluppo armonico, un nuovo rapporto, altrettanto armonico, con questo pianeta?
[1] Sono stati proposti recentemente anche termini come Capitalocene o Plasticene, termini evocativi e auto-esplicativi.
[2] Il modello dei limiti planetari identifica nove processi critici essenziali per la stabilità e la resilienza del sistema Terra, e definisce le soglie ecologiche da rispettare per evitare cambiamenti irreversibili.