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Appare così chiaro che la certezza assoluta è una pretesa irrealistica. Ma la buona notizia è che possiamo rinunciarvi. Infatti, spesso siamo in grado di quantificare l’incertezza, e questo ci permette di valutare la qualità delle informazioni in nostro possesso. Con le conoscenze che abbiamo, possiamo per esempio affermare che la frase “le attività antropiche hanno causato il riscaldamento del pianeta dall’epoca pre-industriale” ha una probabilità molto elevata di essere vera.
La sfida che abbiamo di fronte è allora di individuare un nuovo terreno di confronto, sebbene ostico e difficile, per familiarizzare sempre di più con l’incertezza. Gli scienziati possono, e devono, conquistare la fiducia degli interlocutori raccontando allo stesso tempo e con la stessa onestà sia i grandi traguardi di conoscenza raggiunti, sia i limiti, a volte non superabili, degli strumenti e dei modelli della realtà. Si potrebbe fare anche raccontando la scienza in maniera più empatica...
Possiamo in questo modo affrontare in modo più sereno un paradosso solo apparente, quello secondo cui la scienza acquista più credibilità mostrando i suoi limiti, non nascondendoli. Esplorare il territorio dell’incertezza può rivelare un nuovo modo di incontrarsi, un nuovo auspicabile patto tra gli scienziati, i politici e i cittadini, e un modo più trasversale e forse più umano di fare scienza.